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Le Borse ripartono trainate dalle banche

di Luca Davi

Dall'altra parte dell'Oceano la Fed annuncia di voler tenere i tassi rasoterra almeno fino alla fine del 2014. Nel Vecchio Continente la Bce, complice il maxi-prestito da 489 miliardi di euro concesso alle banche, alimenta il rally degli istituti e calmiera nel frattempo i rendimenti dei titoli periferici. Spinte da queste due iniezioni di ottimismo, le Borse europee, pur tra qualche singhiozzo, macinano guadagni. Tanto che ieri lo Stoxx, l'indice che raccoglie i 600 titoli più rappresentativi del Vecchio Continente, è tornato ai livelli di agosto 2011, grazie a un rialzo dell'1,14%. E l'Italia si è mostrata ancora una volta tra le piazze migliori d'Europa, dopo aver registrato pesanti ribassi nei mesi scorsi: Milano ha guadagnato l'1,71%, più di Parigi (+1,53%) e Londra (+1,26%). Meglio hanno fatto solo Francoforte (+1,84%) e Madrid (+1,85%). Meno tonica invece Wall Street, che ha preferito prendere profitto dei rialzi della seduta precedente: a fine giornata l'S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,57% e il Nasdaq l0 0,46%. Risultati, questi, arrivati nonostante la domanda di beni durevoli (esclusa la difesa) sia apparsa migliore delle attese. E nonostante il settore industriale sia stato galvanizzato dai conti record del colosso Usa Caterpillar, che ha anche alzato le stime sul 2012.
Il balzo delle banche
È un progresso, quello dei listini europei, che pur tra qualche incertezza sta proseguendo dalla seconda metà di dicembre. Da allora Francoforte è salita del 14,5%, Parigi del 13,5%, Milano del 10,5%. È stato in particolare dal 21 dicembre scorso, quando la Banca centrale europea ha deciso di concedere agli istituti creditizi del continente liquidità a costo ridotto (1%) da restituire in tre anni, il cosiddetto Ltro. Una massa imponente di denaro è così fuoriuscita dai forzieri dell'Eurotower e si è riversata nelle casse delle banche che con quei soldi stanno facendo due cose: ricomprano sia i propri bond obbligazionari a costo di saldo, sia i titoli di Stato dei loro Paesi lucrando sulla differenza dei rendimenti. È un meccanismo che in Italia sta dando frutti importanti: lo spread sta scendendo (dagli oltre 500 punti di metà dicembre è atterrato ai 418 punti base di ieri, con il rendimento del decennale italiano al 6,05%) mentre i titoli bancari, soprattutto quelli italiani, stanno prendendo quota. Ieri il comparto bancario europeo è salito dell'1,4%. In Borsa Mps è migliorata del 5,18%, Ubi Banca del 5,14%, Bpm del 5,11%, Banco Popolare del 2,87%, mentre più contenuti sono stati i rialzi messi a segno da Intesa Sanpaolo (+0,69%) e UniCredit (+0,58%). Sui titoli italiani, in particolare, il mercato sta facendo una scommessa in più: confida sulla possibile revisione (o dilazione) dei termini delle richieste dell'Eba sul fronte patrimoniale. Non solo: la convinzione diffusa degli operatori è che le diverse emissioni di Tier1 e Tier2 – che oggi trattano a prezzi molto scontati rispetto ai valori scritti a bilancio – possano essere ricomprate con consistenti capital gain.
Il cambio di sentiment sull'Italia si riflette anche sulle performance dei Credit default swap: il valore del contratto a 5 anni ieri è sceso a 401 punti, il minimo da fine ottobre. Un dato, questo, che ha risentito positivamente anche del buon esito dell'asta del Tesoro, che ha venduto tutti i 4,5 miliardi di Ctz con scadenza gennaio 2014, offrendo un rendimento del 3,763%, in netto calo dal 4,853% pagato in precedenza.
Grecia e Portogallo
nel mirino
Se è vero che le tensioni in Italia sembrano gradualmente allentarsi, non altrettanto si può dire del Portogallo, i cui rendimenti a tre anni sono schizzati oltre il 20%, nuovo massimo dai tempi dell'introduzione dell'euro. La paura – neppur troppo celata dagli investitori – è che Lisbona possa fare la stessa fine di Atene, ovvero sia incapace di ripagare il proprio debito in prospettiva. Tutto, anche il destino di Lisbona, dipenderà dall'esito delle trattative che l'Iif e il Governo ellenico stanno conducendo. Ieri, a sorpresa, il mercato si è mostrato ottimista sulla Grecia. Basti pensare che i titoli delle banche elleniche hanno registrato, in termini di settore, un balzo del 18,9%. L'ottimismo era alimentato dalla convinzione che la conclusione del negoziato possa arrivare presto visto che il presidente dell'Iif, Josef Ackermann, ha detto che intende raggiungere un'intesa il prima possibile. Ma contemporaneamente Ackermann ha anche ricordato che il settore pubblico deve assumersi responsabilità maggiori. Il riferimento è alla Bce, che deve ancora decidere se accettare perdite sui titoli di Stato greci che detiene, il cui valore complessivo è di 45 miliardi.

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