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Le Borse resistono al crollo di Tokyo

Mentre sui mercati la volatilità rimane elevata, il Tesoro italiano colloca titoli a medio lungo termine con tassi in lieve rialzo sulla scadenze più ravvicinate. In asta ieri sono andati infatti BTp e CcTeu per un totale di 7,83 miliardi, quasi al top dell’offerta compresa tra i 5,5 e 8 miliardi di euro. La linea che ha mostrato qualche segno di debolezza è stata quella triennale. Il BTp maggio 2016 – assegnato per 3,415 miliardi sui 3,5 attesi – ha visto salire i tassi rispetto alle aste precedenti. Il rendimento assegnato è stato del 2,38%, in netta risalita rispetto all’1,92% di metà maggio, mentre più contenuto è il balzo rispetto al 2,29% di aprile. Al contrario, sulla scadenza a 15 anni, il benchmark settembre 2028 è stato assegnato per 1,5 miliardi a un rendimento del 4,67%, poco variato rispetto al 4,68% dell’ultima asta di aprile. Collocati anche due CcTeu, per totali 2,91 miliardi.
Nel complesso, la domanda degli investitori è stata buona. Con 11,6 miliardi richiesti dagli investitori, il rapporto di copertura medio è stato dell’1,48 contro l’1,37 delle aste di metà maggio. Ad apparire sotto pressione è stata la parte più breve della curva. Se infatti il titolo biennale sul mercato secondario si è deprezzato (il tasso è salito di 7 punti base a fine giornata, all’1,7%), il decennale ha mantenuto le posizioni, chiudendo addirittura in rialzo, tanto che il tasso è sceso di 0,2 centesimi. La performance di ieri sembra così confermare un tendenza in atto da qualche giorno, e cioè un appiattimento della curva dei rendimenti. Gli operatori preferiscono alleggerirsi di titoli più a breve, che molto hanno corso a partire nel corso degli ultimi mesi, e spostarsi sulla scadenza 10-30 anni, che appare più stabile. Lo spread 2-10 anni sui titoli italiani si è assottigliato di quasi 15 punti nel giro di una settimana.
La volatilità resta invece ai massimi sui mercati azionari. Ieri le Borse hanno dovuto fare i conti con il nuovo pesante tonfo di Tokyo che ha perso il 6,35%. Una flessione che è stata associata, come spesso accaduto in queste settimane, al rialzo dello yen che ieri si è riportato sui livelli di inizio aprile nel cambio con il dollaro. Alla stessa soglia cioè cui viaggiava quando la Bank of Japan stupì i mercati lanciando una serie di misure ultraespansive allo scopo di riportare l’inflazione al 2 per cento. Ora che però il mercato mette in discussione l’efficacia di queste stesse misure, lo yen e la Borsa sono costretti a una brusca inversione di rotta. Particolarmente marcata soprattutto alla luce del mancato annuncio di nuove misure da parte della stessa banca centrale giapponese che nei giorni scorsi ha tenuto il suo direttivo. Il tracollo di Tokyo ha fortemente penalizzato tutte le altre piazze asiatiche. Meno quelle europee che hanno sofferto solo nella prima parte della seduta per poi recuperare terreno sulla scia di Wall Street. I dati sulle richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione e sulle vendite al dettaglio di maggio sono risultati migliori delle attese e questo ha permesso ai listini di ridurre le perdite. Il saldo finale è stato in ribasso per Francoforte (-0,59%) e Madrid (-0,64%) mentre Parigi (+0,11%) Londra (+0,08%) e Milano (+0,58%) sono state positive. Piazza Affari riprende fiato quindi dopo tre sedute consecutive con il segno meno. Un “rimbalzo” alimentato soprattutto dal settore bancario (+2,34%) che nei giorni scorsi aveva sofferto le tensioni sullo spread e che ieri ha beneficiato dell’allentamento della pressione sui BTp.

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