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Le Borse puntano sull’accordo per la Grecia

Dopo due sedute in maglia nera Piazza Affari veste la maglia rosa. Il Ftse Mib è rimbalzato del 2,64%, staccando nettamente gli altri principali listini europei che non si sono discostati molto dal +1%. È lecito chiedersi se sia solo un rimbalzo o qualcosa in più, ovvero un piccolo gettone che gli investitori hanno puntato sulla Grecia. Probabilmente si è trattato della seconda ipotesi, con la differenza che questa volta però i listini preferiscono andare con i piedi di piombo. Nelle precedenti settimane, infatti, in tutte le occasioni in cui avevano scommesso su un accordo in divenire tra Atene e i creditori hanno dovuto ricredersi rimangiandosi (e anche di più) i rialzi sostenuto dal vanificato ottimismo.
Ieri un po’ di ottimismo in più è trapelato dopo che il premier Alexis Tsipras, al netto degli attacchi all’Ue («la mia patria si è trasformata in un laboratorio sperimentale di austerità, ma l’esperimento non ha avuto successo») ha indicato che entro oggi presenterà un piano di riforme su pensioni e fisco in cambio degli aiuti che Atene ha formalmente chiesto un piano di aiuti triennali all’Esm, il nuovo fondo-salva Stati europeo. Non si conosce ancora l’importo (30 o 50 miliardi?) ma questo primo atto concreto, dopo tante chiacchiere e dichiarazioni qua e là arrivate dai vari leader europei nei giorni scorsi, è stato ben visto dagli investitori che hanno così deciso di tornare a puntare (seppur con più cautela rispetto alle precedenti tornate) su un accordo. Intesa che dovrà essere raggiunta in ogni caso entro domenica quando è previsto un summit a cui parteciperanno i rappresentati dei 28 Paesi che oggi compongono l’Unione europea. Che sia tornata qualche speranza lo si ricava da alcune banche d’affari che hanno aggiornato al ribasso le chance (comunque sempre molto alte) di rottura definitiva e quindi di uscita della Grecia dall’euro. Secondo Jp Morgan le possibilità sono scese dal 65% di martedì al 55% dopo gli eventi di ieri.
Continuano intanto ad arrivare segnali di distensione dal mercato obbligazionario. Anche ieri ci sono stati acquisti sulla periferia. Il rendimento dei BTp a 10 anni è sceso dal 2,28% al 2,22%, un punto in meno del rispettivo Bonos spagnolo. Lo spread con il Bund tedesco è diminuito in una sola giornata di 10 punti base chiudendo la seduta a 155. Questo spiega anche il forte recupero dei titoli bancari a Piazza Affari, nei cui portafogli abbondando titoli di Stato.
I mercati europei hanno chiuso invece gli occhi su quanto sta accadendo dall’altra parte del mondo: le Borse cinesi hanno vissuto un’altra seduta difficile con ribassi del 6% portando il passivo dell’ultimo mese vicino al 35%. Una violenta correzione che puzza di “scoppio di bolla” dato che 50 titoli sono stati sospesi per eccesso di ribasso. E dato che negli ultimi mesi sono entrati in Borsa molti piccoli risparmiatori grazie alla diffusione di servizi di trading online fai-da-te (un po’ quello che è successo in Europa nel 2000, ai tempi della bolla internet). L’andamento delle Borse cinesi si è propagato sul listino di Tokyo (che ha ceduto il 3%) e su Wall Street che nel corso della seduta è arrivata a cedere oltre un punto percentuale con un piccolo giallo: Nyse group del New York stock exchange ha infatti comunicato a un certo punto che le contrattazioni dei titoli sono state temporaneamente sospese per problemi tecnici per diverse ore. Il Nyse ha escluso l’ipotesi di un cyberattacco ma oggi ne sapremo certamente di più. Tra tensioni in Grecia e bolla cinese ci mancava (per mettere un po’ di pepe sui mercati) solo una Wall Street bloccata.

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