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Le Borse puntano in anticipo su Clinton

Il mercato scommette su azioni e dollaro – Piazza Affari spicca (+2,56%) in Europa
Ai mercati non piace arrivare dopo le notizie. E così, anche in questa tornata, come sempre accade prima di ogni grande evento, gli investitori hanno “puntato” in anticipo. Ma non al buio. Supportati dagli ultimissimi sondaggi – come quello condotto da Abc News e il Washington Post che dà la Clinton in vantaggio di 4 punti percentuali su Trump – ieri hanno giocato la carta della vittoria della candidata democratica alle elezioni statunitensi di questa notte (ora italiana). Premiando i titoli più rischiosi (come le azioni) e il dollaro. I rialzi sono stati importanti (vicini al 2% per le Borse) ma non fragorosi. Forse perché brucia ancora la scottatura della puntata (sbagliata) pre-Brexit dello scorso 23 giugno quando i sondaggi fecero flop.
Gli investitori preferiscono la Clinton perché darebbe un segnale di continuità alle attuali istituzioni e politiche (fiscali e monetarie) piuttosto che navigare nell’incertezza delle dichiarazioni (potenzialmente anti-sistemiche) del magnate newyorkese che trova la sua forza nella crescita del malcontento del ceto medio-basso che negli ultimi anni, a dispetto delle statistiche che dipingono gli Usa come un Paese florido (crescita superiore al 2% e disoccupazione inferiore al 5%) si sta impoverendo. Basti pensare che i buoni alimentari (food stamps) – per citare uno degli indicatori sulla povertà – sono oggi richiesti da 45,4 milioni di americani, un cittadino su sette. Nel 2008 – quando prima dello scoppio della recessione il tasso di disoccupazione era al 5% – i food stamps “interessavano” molti meno cittadini (28 milioni).
In ogni caso, non spetta ai mercati analizzare gli aspetti legati alle politiche sociali. Ragionano in modo più freddo, quasi automatico. E preferiscono la linea della continuità garantita dalla Clinton. Ecco perché ieri – quando il direttore dell’Fbi, James Comey, ha scritto al Senato annunciando che al termine delle nuove indagini viene confermato che Hillary Clinton non ha commesso nessun reato – le Borse hanno festeggiato con rialzi corali. Tokyo è salita dell’1,61%. Gli indici europei hanno guadagnato in media l’1,75% con Piazza Affari maglia rosa. Trascinato dalle banche (+4%) il Ftse Mib ha guadagnato il 2,56%. Wall Street ha interrotto una serie di nove ribassi di fila, con lo S&P 500 che ha guadagnato il 2,22% a 2.131,52 punti, e il Nasdaq salito del 2,37% a quota 5.166. Il rialzo più corposo degli ultimi quattro mesi. In modo quasi sinfonico i capitali hanno premiato il dollaro (una vittoria della Clinton farebbe aumentare le probabilità di una stretta monetaria a dicembre) che si è rafforzato dell’1,2% sullo yen, dello 0,7% sull’euro (sceso da 1,114 di venerdì a 1,105) e dell’1% sulla sterlina (con il cambio tornato sotto 1,24). Tra le valute si segnala poi lo scatto del peso messicano che ha recupero il 2% sul biglietto verde. La divisa messicana è considerata una misura della percezione sul vincitore delle elezioni Usa. Se si rafforza, scendono di pari misura le probabilità di successo per Trump che ha promesso di ergere un muro tra Usa e Messico (scenario che penalizzerebbe le esportazioni messicane e di conseguenza la valuta).
Deflussi invece dall’oro (-1,5% a 1.285 dollari l’oncia) in una giornata in cui le classi di investimento che proteggono dal rischio sono state penalizzate. Sul mercato dei titoli di Stato le vendite hanno interessato i titoli di Stato americani con i decennali all’1,817% e i biennali allo 0,81%. Anche questo movimento è il segnale di una “puntata” pro-Clinton, proprio perché la candidata democratica non ostacolerebbe il percorso di rialzo dei tassi che la Federal Reserve sembra impostata a intraprendere nei prossimi mesi, a cominciare dal meeting del 14 dicembre. La rinnovata propensione al rischio ha favorito le vendite sui Bund tedeschi (con il rendimento del decennale che è salito allo 0,15%) e gli acquisti sulla periferia. Il rendimento del BTp a 10 anni è sceso di quattro punti base, dall’1,75% all’1,71% confermandosi comunque ben più alto (156 punti) di quello tedesco e (47 punti) di quello spagnolo. Questo a testimonianza del fatto che l’Italia sta pagando un altro market mover, il referendum costituzionale del 4 dicembre. Straordinario il balzo dei bond della Grecia con il rendimento a 10 anni sceso di 38 punti base al 7,2%.
In piena armonia con la giornata l’indice Vix – che misura la volatilità sul mercato statunitense – è sceso del 16,5% in una sola seduta. Ultimo indizio, ma non il meno importante, che i mercati – sondaggi alla mano – ora hanno meno paura di Trump.

Vito Lops

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