Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Le Borse ora credono alla svolta

di Luca Davi

La manovra «salva-Italia» passa l'esame dei mercati a pieni voti. Spread a picco, rendimenti dei titoli italiani sotto il 6%, Piazza Affari che si conferma la più tonica d'Europa. E così la settimana decisiva per il futuro dell'euro si apre nel migliore dei modi, ovvero con un rialzo generalizzato di tutti i listini mondiali. A conferma, in sostanza, dell'ottimismo che circonda l'Eurozona sulla possibile messa in sicurezza del problema del debito sovrano.
A Milano, nel dettaglio, il Ftse Mib ha chiuso in progresso del 2,91%, l'All Share del 2,74%. Meglio di quanto fatto dalle altre piazze del Vecchio Continente: Parigi ha guadagnato l'1,15%, Francoforte lo 0,42%, Madrid l'1,72%, Londra lo 0,28%. Wall Street per tutta la seduta si è mostrata tonica, anche se nel finale gli indici hanno ritracciato lievemente: l'S&P 500 ha chiuso a +1,03%, il Nasdaq dell'1,1%. La marginale discesa finale è da attribuire alla notizia (arrivata in serata e per questo non registrata dalle borse europee) secondo cui l'agenzia di rating statunitense Standard & Poor's sarebbe pronta a mettere sotto osservazione i sei Paesi dell'Eurozona che godono della tripla A (Germania, Francia, Olanda, Austria, Lussemburgo e Finlandia), a causa del peggioramento dell'economia e delle tensioni sulla moneta unica.
Un declassamento eventuale dei Paesi «core» europei rappresenta ovviamente una cattiva notizia per il Vecchio Continente, come ha dimostrato il calo dell'euro sul dollaro, da 1,348 a 1,338 nel momento della diffusione della notizia. Ma potrebbe anche costituire un ottimo propellente per accelerare il progetto di riforma dei trattati europei e determinare un maggiore coinvolgimento della Bce nella risoluzione della crisi dei debiti periferici. Si capirà quindi oggi quale sarà la risposta dei mercati all'ipotesi di un downgrade del cuore dell'area Euro.
La reazione di ieri, intanto, è stata positiva. E per due ragioni: la prima è determinata dall'approvazione del decreto «salva-Italia», controprova dell'impegno reale del nostro Paese a mettere in sicurezza i conti pubblici, e quindi a fermare sul nascere il temuto «contagio» in Europa; la seconda, invece, è rappresentata dal buon esito delle trattative tra Francia e Germania sul prossimo raggiungimento di un'Unione fiscale europea.
La manovra da 30 miliardi varata dal governo Monti, in particolare, è piaciuta per tempismo ed efficacia. «Gli operatori – spiega il gestore di un grande fondo azionario italiano – hanno riconosciuto l'Esecutivo italiano come credibile per il varo di impegni veri, duri ma sostenibili». Ecco perché lo spread (si veda pagina accanto) è piombato a 373 punti base, riportando il rendimento del decennale sotto il 6 per cento. Ed ecco anche perché il paniere italiano, sebbene in un contesto di volumi contenuti, è stato comprato pure da investitori esteri, come ieri segnalavano diversi trader. Nel mirino, in particolare, sono finiti gli industriali, come Fiat (+6,2%) e Finmeccanica (+9,8%). O i cementieri come Buzzi (4,15%) e Italcementi (4,5%). Ma a trarre beneficio dalla giornata sono stati in particolare i titoli del credito che, in linea con l'Europa (+2,53% lo Stoxx di settore), sono stati i migliori della seduta: tra questi, Banco Popolare (+11,65%), Mps (+10,7%) e Bpm (+7,3%). Bene anche Ubi Banca (5,3%), UniCredit (+5,4%) e Intesa Sanpaolo (+3,85%).
Ma a cosa si deve questa migliore performance delle azioni bancarie? Improbabile che sia legata alla norma, prevista nella manovra di Natale, riguardante la garanzia offerta dal Tesoro ai bond bancari. Un provvedimento, questo, «che darà i suoi frutti – spiega un analista bancario – quando gli spread saranno tornati a livelli normali». Più realisticamente agli investitori piace sempre più l'idea che ai creditori privati venga garantito che non perderanno più nulla sulla loro esposizione ai debiti sovrani della Ue, come emerso dall'incontro Merkel-Sarkozy (si veda pagina 8) in vista del Consiglio d'Europa dell'8 e 9 dicembre. E poiché le banche italiane sono state le più bastonate in questi mesi per un'eventuale svalutazione del debito italiano detenuto in portafoglio, ora per loro è forse il tempo del rimbalzo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa