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Le Borse mondiali prendono fiato

di Luca Davi

All'esuberanza dei giorni scorsi, ieri le borse mondiali hanno preferito un atteggiamento un po' più prudente. Cosa in fin dei conti prevedibile, se si pensa che a partire dallo scorso 4 ottobre si è assistito a un mini-rally che ha fatto guadagnare ai principali mercati mondiali in media più del 10%. Ieri, dunque, gli operatori hanno optato per le parziali prese di beneficio: così si spiega ad esempio il calo del Ftse Mib milanese, che pure è stato contenuto al -0,39 per cento. O anche il minimo arretramento di Parigi (-0,25%) o di Londra (-0,06%), certificato dal -0,28% dello Stoxx. Un piccolo passo in avanti l'ha fatto invece Francoforte, il cui listino è migliorato dello 0,3 per cento. In progresso la Borsa americana, con l'S&P 500 in rialzo dello 0,05% e il Nasdaq in salita dello 0,66 per cento.

Difficile dire che dalla seduta brillante di lunedì a quella debole di ieri sia drasticamente cambiato lo scenario economico globale. Più probabilmente nel corso dell'ultima seduta i mercati di tutto il mondo hanno scelto di rimanere alla finestra, facendo prevalere così l'incertezza che ancora domina nel contesto economico e politico mondiale. Ieri ad esempio le Borse sono rimaste appese al voto della Slovacchia, ultimo dei 17 paesi dell'Eurozona a dover approvare il via libera al fondo salva-Stati Efsf. Un voto, slittato dal pomeriggio alla serata, che ha dato esito negativo in virtù di un contrasto politico interno. Difficile credere che alla prossima e definitiva votazione, prevista in settimana, la Slovacchia possa davvero prendersi la responsabilità di far saltare l'approvazione di uno strumento il cui varo è dato oramai per acquisito. Ma tanto è bastato perché quelli che erano i timori di un possibile rallentamento dell'iter di salvataggio dell'Eurozona si trasformassero, almeno in parte, in freni all'acquisto di asset rischiosi. Analogamente, un altro elemento che ha attivato la spia del "risk off" (ovvero della fuga dal rischio) sono state le parole del presidente della Bce, Jean Claude Trichet, che ha disegnato un quadro ancora fosco per l'uscita da una crisi che «si sta aggravando». Anche, in questo caso, nulla di drammatico. E però ciò non ha contribuito a diffondere un moderato pessimismo nelle sale operative.

Sia chiaro: il rimbalzo di inizio ottobre, come già segnalato dal Sole 24 Ore (si veda il quotidiano di ieri), appare come l'inevitabile effetto dell'ipervenduto registrato nel corso delle sedute estive. Secondo Bloomberg, il prestito di azioni (utilizzato per le vendite allo scoperto) ad agosto è salito al record dell'11,6% del totale delle azioni contro il 9,5% di luglio. Gli operatori hanno insomma deciso di riempire in piccola parte portafogli che negli ultimi mesi erano stato brutalmente alleggeritit, sui timori di una recessione (che ancora non c'è) e di un allargamento del debito sovrano in Europa (che oggi sembra un po' più sotto controllo). E a conferma del fatto che la situazione è ancora molto incerta concorre il peso della volatilità, che rimane accentuata. «Un nervosismo – spiega un operatore – che si ritrova anche nella dimensione, risicata, delle posizioni complessive, corte e lunghe: un po' come dire che uno storno è sempre dietro l'angolo».
 

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