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Le Borse in rialzo guardano alla Fed

di Walter Riolfi

Per capire come mai Wall Street sia salita dello 0,93% (+1,41% il Nasdaq) e perché l'europeo indice Stoxx abbia guadagnato lo 0,97% (+1,5% Milano, +1,47% Londra, +1,41% Parigi, +1,9% Francoforte), non bisogna guardare alle notizie macro economiche (peraltro negative, come la diminuzione degli ordini di beni durevoli negli Usa), alle condizioni delle finanze pubbliche nel Vecchio continente, al dramma nucleare in Giappone e nemmeno allo sviluppo degli avvenimenti geopolitici. Bisogna semplicemente entrare nella psicologia degli investitori che, nel leggere il deteriorarsi degli eventi, hanno tratto la conclusione che la Federal Reserve risponderà alle inquietudini dei mercati ridando nuova liquidità al sistema. Preparerà insomma un terzo quantitative easing (acquisto di titoli pubblici) appena si concluderà a giugno la seconda fase. Come corollario, anche nell'area euro, crescono le speranze che la Bce, diversamente da quanto aveva fatto capire tre settimane fa, non aumenti il tasso di sconto ad aprile.

A preoccuparsi è solo quella parte di investitori che cerca protezione acquistando oro, salito al nuovo massimo storico di 1.447 $ (per poi correggere a 1.430) e argento (anch'esso finito al massimo relativo di 38 $). C'è anche chi cerca di difendersi vendendo put (contratti di vendita) sulle opzioni. A Chicago, il rapporto tra put e call (acquisto) sull'indice S&P100 è salito a 3,56, il livello più alto da quasi 5 anni. In teoria chi vende un'opzione lo fa o per mettersi al ribasso o per proteggere il portafoglio da una eventuale caduta della borsa. Probabilmente è stato spinto a fare questo dal peggiorare del quadro macro e politico. Ma, vista la reazione dei mercati, potrebbe aver intrapreso la via sbagliata. Se gli indici salgono, come stanno facendo da sei sedute, chi è al ribasso sarà costretto a coprirsi acquistando titoli o derivati e finirà suo malgrado per accelerare il rialzo delle borse.

Questa esuberanza "tecnica" dei mercati è manifesta negli Usa e in Europa, dove la bocciatura del piano di austerità in Portogallo e la conseguente caduta del governo hanno prodotto nei titoli di stato del paese un aumento del differenziale di rendimento di appena tre centesimi (a 458 punti) sul Bund. Si può dar fede agli operatori che tutto era scontato: e scontati sarebbero stati pure i peggiorati giudizi di Fitch sul Portogallo (il cui rating è stato abbassato di due livelli ad A-, con la prospettiva di declassarlo ulteriormente nei prossimi mesi), come scontato è stato il declassamento di Moodys sulle banche spagnole. Ma non si può non notare come simili provvedimenti avrebbero avuto, in altri momenti, un pesante effetto sui mercati.

Invece l'euro s'è addirittura rafforzato sul dollaro, salendo fino a 1,42. E il motivo è lo stesso che ha sostenuto le azioni: perché la prospettiva di un nuovo quantitative easing può solo indebolire ulteriormente il biglietto verde. Non a caso sono ritornate le operazioni di carry trade sul dollaro, utilizzato come valuta di finanziamento per investire in altre attività finanziarie.

 

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