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Le Borse hanno già scontato il voto

Nessuna sorpresa dal voto tedesco. Per i mercati il risultato delle elezioni di domenica ha rispecchiato esattamente le aspettative della vigilia. L’incognita del risultato degli euroscettici di Alternative fur Deutschland, che alcuni analisti avevano segnalato come potenzialmente destabilizzante per gli spread dei Paesi periferici, è stata sterilizzata: i fan del ritorno al marco si sono fermati sotto la soglia di sbarramento del 5% e pertanto non sono entrati a far parte del Bundestag. Lo stesso peraltro è successo ai liberali ex alleati della Merkel. Fatto che apre la strada a una riedizione della “grosse coalition” con la Spd. Tutto da copione quindi. Non c’è da stupirsi quindi se dai mercati non c’è praticamente stata reazione all’esito delle elezioni tedesche.
Listini Ue deboli
Le Borse europee, le cui quotazioni sono vicine ai massimi da cinque anni, ieri hanno archiviato in negativo la seduta: Francoforte ha perso lo 0,47%, Parigi lo 0,75%, Londra lo 0,59% mentre Milano ha perso lo 0,32% e Madrid lo 0,68 per cento.
Un andamento negativo frutto in parte delle prese di profitto dei mercati e in parte dell’incertezza sui tempi che avranno i negoziati tra le parti per la formazione del nuovo governo in Germania. Se è vero poi che l’esito del voto tedesco era scontato non tutti lo hanno letto in positivo per gli sviluppi della crisi europea. «Uno dei fattori chiave che è emerso in campagna elettorale – segnala Micheal Hewson di Cmc Markets – è la netta opposizione di una crescente quota di elettori tedeschi a futuri salvataggi di quelle che vengono percepite come economie fiscalmente irresponsabili». Insomma, nonostante gli euroscettici siano rimasti fuori dal Parlamento, non è affatto detto che il nuovo governo, seppur con i voti della Spd, abbia un atteggiamento più morbido verso Grecia e Portogallo in occasione del prossimo rinegoziamento dei loro piani di salvataggio. Non è un caso che ieri, in una giornata generalmente positiva per i titoli di Stato dell’Eurozona, gli unici a soffrire siano stati proprio i bond di Grecia e Portogallo. Sulla scadenza decennale il differenziale di Lisbona con il Bund tedesco è risalito di quasi 5 punti attestandosi a fine seduta a 520 punti mentre nel caso di Atene (830) il rialzo è stato di 9 punti.
Effetto Draghi sui bond
I titoli di Grecia e Portogallo sono stati gli unici a soffrire in una seduta generalmente positiva per tutti i bond dell’area euro. Sul reddito fisso gli acquisti sono scattati dopo le parole del presidente dalla Bce Mario Draghi che, intervenendo all’Europarlamento, ha fatto apertamente riferimento alla possibilità di lanciare un’altra tornata di finanziamenti agevolati per le banche. Una riedizione dei piani Ltro, i prestiti triennali al tasso di riferimento Bce (ora allo 0,5%) con cui l’Eurotower, tra fine 2011 e inizio 2012, iniettò nel mercato 1000 miliardi di euro di liquidità sul mercato contribuendo al calo dei tassi.
L’annuncio di Draghi, arrivato opportunamente all’indomani del voto in Germania, ha innescato un calo dei tassi che ha interessato sia i bond dei Paesi periferici come Italia e Spagna, appaiati al 4,26% sulla scadenza decennale stando ai dati Bloomberg, che di Germania e Francia.

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