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Le Borse guardano al taglio Bce

La fiducia sui mercati azionari si conquista a piccoli passi. Il segnale positivo di ieri è un nuovo tassello in questa direzione, partendo dall’assunto che il vertice Ue di Bruxelles della scorsa settimana abbia rappresentato un vero un punto di svolta. Dopo l’euforia di venerdì e la prudenza di avvio settimana, ieri i mercati azionari sono tornati a salire in maniera corale. L’indice Ftse Mib ha chiuso in progresso dell’1,3%. Bene anche Madrid che è cresciuta dell’1,34%. Il Dax, dal canto suo, è salito dell’1,2%. Londra e Parigi, infine, hanno archiviato la seduta in rialzo rispettivamente dello 0,8% e 0,96%.
A dar man forte ai compratori ci sono stati un mix di fattori. Intanto per quanto riguarda l’Italia, la tensione sullo spread BTp-Bund si è ulteriormente allentata, con il differenziale sceso a 410 punti dai 422 della vigilia. Il rendimento del decennale si è attestato al 5,64%. Dalla Ue sono arrivate rassicurazioni importanti dopo i dubbi sollevati da Finlandia e Olanda. In sostanza, il messaggio di Bruxelles è stato chiaro: tutti i paesi debbono rispettare le misure antispread circa l’impiego dell’Esm per l’acquisto di bond di paesi in difficoltà. In allentamento anche il differenziale di Madrid, sceso a 473 punti (da 486).
La migliore performance di Piazza Affari ha avuto tra i fattori scatenanti il balzo dei titoli legati alla scuderia del Lingotto, con la holding Exor +4,80% e la partecipata Fiat +5,09% sulla scia dell’andamento della controllata Usa Chrysler che, a giugno, ha aumentato le vendite di auto e di veicoli commerciali leggeri. In grande spolvero anche Eni (+3,3%) in linea con tutti i petroliferi internazionali grazie al forte balzo del greggio (il Wti sta puntando verso i 90 dollari, al top da sei settimane) sul ritorno delle tensioni geopolitiche in Iran. A dare sostegno al rally di tutti i listini internazionali anche l’attesa per la riunione della Bce di giovedì: nelle sale operative sta prendendo sempre più corpo l’ipotesi di un taglio del Refi. Il costo del denaro dovrebbe scendere di 25 punti base. Non sono poi dispiaciute agli operatori le indiscrezioni di un allentamento delle riserve bancarie in Cina per dare nuovo stimolo alla domanda.
Sul rialzo del Vecchio Continente hanno impattato positivamente nel pomeriggio le notizie macro provenienti dagli Stati Uniti. Gli ordini all’industria a maggio sono infatti cresciuti dello 0,7%, un dato nettamente superiore alle stime degli analisti e, soprattutto, il primo incremento in tre mesi. Il dato allontana momentaneamente le nubi sul manifatturiero dopo che la discesa dell’indice Ism sotto quota 50 punti aveva rilanciato i rischi di una contrazione dell’attività industriale.
Insomma, gli investitori si stanno muovendo con difficoltà in questa fase per capire dove sta andando la prima economia mondiale, e i segnali che arrivano sono molto altalenanti. Wall Street, protagonista di una sessione ridotta in vista della festività del 4 luglio, ha chiuso comunque in rialzo dello 0,6% sull’S&P 500 e dello 0,8% sul Nasdaq. Il ritorno più convinto della propensione al rischio ha tenuto al palo i bond governativi “safe haven” (Germania e Usa) spingendo al rialzo l’euro in area 1,26.

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