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Le Borse globali in rialzo guardano alla politica Ue

di Morya Longo

«Gli investitori stanno comprando al buio: dato che alcuni indizi lasciano minimamente sperare che l'Unione europea possa risolvere i suoi guai, dopo aver iper-venduto azioni e titoli di Stato periferici chi vuole giocare d'anticipo ora sta tornando a comprare». Un broker spiega con queste parole il rimbalzo di questi giorni nelle Borse di tutta Europa. I mercati già scontano, con i prezzi attuali di azioni e bond, scenari molto negativi: per cui il minimo barlume di speranza ha fatto scattare nuovi acquisti da parte di chi teme di avere i portafogli troppo scarichi di rischio-Europa. Così anche ieri la Borsa di Parigi ha guadagnato l'1,07%, quella di Francoforte l'1,10%, quella di Milano il 2,07%, mentre Wall Street ha chiuso a +0,81%. Se questo rimbalzo possa durare oppure no è difficile a dirsi. Da un lato perché ieri il Nasdaq ha perso lo 0,43% e la Borsa di Londra lo 0,4%: il rally non è dunque generale. Dall'altro perché il rimbalzo delle ultime sedute è sostenuto solo da minime speranze su un accordo politico in Europa: l'incertezza, insomma, è ancora elevata.

Le novità di ieri

Andiamo con ordine. Nell'ultima settimana le Borse europee hanno recuperato il 10,85%. Quella di Milano ha ripreso l'11,6% dalla chiusura di giovedì scorso e il 14,7% dai minimi di venerdì. È vero che il passivo da inizio anno è tutt'ora del 20% per i listini europei e del 25% per Piazza Affari, ma questo rally è sufficientemente forte da non poter essere catalogato come mero fuoco di paglia. Qualcosa sotto, anche di tecnico, ci deve pur essere. Anche perché insieme agli acquisti in Borsa, questa settimana sono scattate le vendite sui titoli di Stato tedeschi e americani: gli investitori hanno scaricato i «beni rifugio». Da giovedì scorso i rendimenti decennali tedeschi sono saliti di 0,30 punti percentuali arrivando a sfiorare il 2%. I decennali americani hanno recuperato circa 20 centesimi, nonostante gli acquisti della Fed.

Nella sola seduta di ieri, qualche motivo si trova per giustificare questo pseudo-ottimismo. Da un lato alcuni dati economici americani hanno donato qualche speranza in più sulla ripresa della locomotiva Usa: il Pil del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo all'1,3%, mentre i sussidi per la disoccupazione sono calati più del previsto a 391mila unità. Dall'altro il mercato ha accolto con favore l'ok (seppur scontato) del parlamento tedesco all'ampliamento del fondo salva-Stati. È vero che il potenziamento votato ieri non è quello auspicato dal mercato, che da giorni dibatte sulla possibilità di ampliare il fondo a 2mila o 3mila miliardi di euro. Ma comunque il voto favorevole è stato letto come un segnale positivo.

Il rally della settimana

Il problema è che se si guardano le sedute precedenti, di motivi concreti per giustificare l'ottimismo se ne trovano decisamente meno. Gli addetti ai lavori l'attribuiscono al dibattito sul salvataggio dell'Europa, che – secondo alcuni – ha fatto un salto di qualità. In realtà, però, l'Europa resta divisa, il dibattito acceso, di soluzioni alla crisi greca e dell'euro non se ne vedono: troppo poco, insomma, per cantare vittoria. E per giustificare un rally così poderoso. Allora come si spiega il rimbalzo dei listini per tutta la settimana?

La motivazione più plausibile è forse la più banale: le Borse erano scese così tanto che i prezzi ormai scontavano scenari recessivi. Così ora, alle prime mezze notizie positive, gli investitori sono tornati a comprare. O, più semplicemente, a rotare i portafogli diminuendo i titoli di Stato tedeschi e aumentando le azioni. «Buy on hope, sell on reality», dicono a Londra: «Compra sulla speranza, vendi sulla realtà». Questo sta facendo il mercato: compra sulla speranza che qualcosa, nell'eterno dibattito sul salvataggio della Grecia e dell'euro, cambi.

Bluff o realtà?

«Ancora non ci sono notizie certe – spiega un operatore –. Ma l'investitore è come un giocatore di poker, che non può aspettare di avere quattro assi in mano per fare le sue puntate. Gli basta una doppia coppia e un po' di capacità di bluffare: a quel punto cerca di giocare d'anticipo sugli altri». Insomma: anche senza notizie certe, gli investitori – bluffando oppure no – hanno iniziato a puntare sull'Europa. Possibile che domani ci ripensino. Possibile che la rotazione dei portafogli finisca presto. Ma questo non cambia la sostanza: il mercato sta aprendo una "linea di credito" alla politica europea. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Perché la tregua, se nulla cambia, potrebbe durare molto, molto poco.

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