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Le Borse europee tentano il rimbalzo

Sui mercati azionari europei l’incertezza continua a condizionare le contrattazioni. Quella di ieri è stata una seduta in cui i listini continentali hanno faticato a prendere una direzione chiara. Dopo un avvio in cui sembravano ben orientati a recuperare le perdite della vigilia (Piazza Affari era reduce da un calo del 2,87%) gli indici hanno invertito la rotta a metà seduta per poi concludere gli scambi in leggero rialzo. Milano ha guadagnato lo 0,43%, Francoforte lo 0,41%, Parigi lo 0,19% e Londra lo 0,37 per cento. Un po’ più indietro Madrid (-0,17%), frenata dal calo dei titoli legati alle materie prime.
Vendite su energia e utility
In mancanza di dati macroeconomici di rilievo (dagli aggiornamenti sull’inflazione di ottobre non sono arrivate grosse novità) le attenzioni degli operatori si sono concentrate sui risultati societari. Le notizie negative sono arrivate dai settori energia e utilities. Ieri l’indice Stoxx Energia ha perso l’1,6%. Una performance segnata in parte dalla debolezza del petrolio (ieri il Brent ha toccato un nuovo minimo da 4 anni) e in parte dal tracollo della spagnola Abengoa che ieri ha perso il 18% a Madrid dopo aver tagliato le proprie stime sui ricavi 2014. Il comparto utilities invece ha sofferto i conti peggiori del previsto di Gdf Suez ed Rwe.
La spinta al ribasso di questi settori, che ha portato gli indici europei in rosso a metà seduta, è stata tuttavia controbilanciata dai segnali positivi in arrivo da oltreoceano. A Wall Street infatti sono prevalsi gli acquisti. Anche in questo caso sulla scia di notizie in arrivo dal fronte societario: la trimestrale oltre le attese del colosso della grande distribuzione Wall-Mart e l’accordo da 4,7 miliardi di dollari tra il finanziere Warren Buffett e la Procter & Gamble per la cessione del business delle batterie Duracell. Piazza Affari, dal canto suo, è stata sostenuta anche da alcuni bilanci societari oltre le attese: il titolo Salini Impregilo, per esempio, ha guadagnato quasi il 12% dopo aver conseguito nei primi 9 mesi dell’anno un utile netto di 3,6 milioni e ricavi in crescita del 7% a 3,1 miliardi
A segno l’asta BTp
Quella di ieri è stata tutto sommato una giornata tranquilla anche per i titoli di Stato: il rendimento del BTp decennale si è confermato al 2,36% e anche la distanza nei confronti del Bund è rimasta più o meno sugli stessi livelli della vigilia (157 punti base). In un clima del genere l’asta del Tesoro è filata via liscia senza eccessivi intoppi come del resto era nelle attese. Sul mercato sono stati collocati titoli a 3, 7 e 15 anni per un valore complessivo di 6 miliardi di euro a tassi sostanzialmente invariati rispetto alle emissioni precedenti.
L’attenzione degli operatori si è rivolta soprattutto alle scadenze più lunghe: un riflesso della maggiore appetibilità dei rendimenti, ma anche della volontà di molti investitori di allungare la durata media dei portafogli con l’approssimarsi della chiusura dell’anno. Sotto questo aspetto, il BTp a 15 anni dal rendimento lordo del 2,97% è stato il titolo più gettonato con un rapporto «bid-to-cover» pari a 1,54 anche perché per questa emissione si trattava dell’ultimo appuntamento del 2014 (se ne riparlerà probabilmente a febbraio).
Il Tesoro «vede» il traguardo
Buono anche l’interesse per il settennale che, come ha sottolineato un trader all’agenzia Radiocor «si trovava in una posizione che rendeva vantaggioso uno “switch” rispetto ad altri titoli vicini sulla curva italiana» e che quindi è stato assegnato all’1,74%, mentre il BTp a 3 anni è stato collocato allo 0,77 per cento. Con l’asta di ieri il Tesoro ha quasi completato la provvista annuale a medio lungo termine, avendo raccolto in totale 272 sui 283 miliardi stimati dagli analisti (ovvero il 96%). Anche per questo motivo è possibile che il Tesoro decida di tagliare l’asta BTp prevista per metà dicembre.
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