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Le Borse europee balzano con le banche

Piazza Affari la migliore (+4,13%) in un Vecchio Continente in rialzo del 3,3% – Spread a 118 punti
Gli sbalzi d’umore dei listini sono ormai all’ordine del giorno in questo 2016 che si sta confermando – come nelle previsioni di Jp Morgan – l’anno più volatile di sempre. Dopo le brusche vendite di martedì, ieri invece è stata una una giornata euforica sui mercati azionari su scala globale. Le Borse asiatiche hanno brindato (Tokyo +2,8% e Hong Kong +3,39%) al dato sulle esportazioni in Cina. A marzo sono cresciute dell’11,5% su base annua. Si tratta del primo rialzo da nove mesi ed è un segnale importante che oscura le previsioni da cigno nero su un rallentamento dell’economia globale.
Questa notizia ha sparso entusiasmo. Le Borse europee hanno galoppato con un rialzo medio del 3,3%. Piazza Affari poi è risultata la migliore. Il Ftse Mib ha guadagnato il 4,13% cancellando la performance negativa della vigilia. I bancari hanno preso il volo con rialzi anche a doppia cifra come nel caso di UniCredit, Banca Mps, Bper. L’indice settoriale italiano è salito dell’8%. I nuovi dettagli emersi sul fondo Atlante – il meccanismo privato creato per gestire la patata bollente dei crediti deteriorati – hanno messo di buon umore gli investitori. Il Mef ha infatti smentito il rumor circolato martedì sul fatto che il fondo avesse una capacità di 3 miliardi, indicando invece una dotazione di almeno 5 miliardi. Sul tema è intervenuto anche il Fondo monetario internazionale che ha dato il benvenuto al fondo ma, allo stesso tempo, ha lanciato l’allarme sulle sofferenze. «È un passo nella direzione giusta per pulire i bilanci delle banche», ha affermato Josè Vinals, il responsabile del Dipartimento dei Capitali del Fmi, sottolineando di apprezzare il fatto che sia una soluzione privata. «Le banche italiane hanno fatto molta strada negli ultimi anni» grazie alle misure delle autorità. Resta però il nodo delle sofferenze. Sul fronte dei crediti deteriorati, in rapporto agli impieghi totali, le sofferenze delle banche italiane risultano infatti pari all’11,2%, un record tra le economie avanzate. Il dato, emerso da una tabella del Global financial stability report, evidenzia una media ben più alta del 6,7% della Spagna, del 2,8% del Regno Unito e del 4,3% dell’area euro core.
In ogni caso, ieri è stata una giornata di festa anche per le banche europee. L’indice Stoxx di settore è salito del 5,9%. Hanno spiccato il balzo Deutsche Bank (+9,9%), Société Générale (+7,8%), BnpParibas (+6,3%). Positivi anche i titoli del credito negli Usa, trainati dalla buona trimestrale di Jp Morgan (la prima banca americana per asset ha visto calare i profitti e il fatturato, ma ha comunque superato le previsioni degli analisti).
Il clima disteso si è riflesso anche sul mercato dei bond governativi. Acquisti sia nella periferia che nel “centro” dell’area euro. Il rendimento del Bund è sceso da 0,16 a 0,13%. Ma è sceso ancor di più quello del BTp (da 1,38 a 1,31%). Di conseguenza lo spread è arretrato da 122 a 118 punti. Sul mercato primario il Tesoro ha collocato titoli a 3,7,15 e 30 anni per un controvalore di 8,25 miliardi facendo segnare il tutto esaurito. 3. Il rendimento medio del triennale è salito a 0,05% dal minimo storico di -0,05% toccato nell’asta di marzo; quello del 7 anni a 0,82% da 0,79%. In calo invece il tasso sul 15 anni a 1,71% da 1,84% del collocamento di marzo e quello del 30 anni al 2,49% dal 2,71% dell’asta di novembre.
I buoni dati cinesi hanno spinto in alto il dollaro (con l’euro che è tornato sotto 1,13 nei confronti del biglietto verde) alimentando quella che è al momento solo una suggestione (dato che i mercati non danno nulla per scontato) su un prossimo rialzo dei tassi negli Usa. Se la Cina dà segnali di ripresa allora potrebbe meglio assorbire (visto che dopo il Giappone è il secondo maggior detentore di debito statunitense) un’eventuale stretta della Federal Reserve. Questo scenario potrebbe confondere anche i gestori che in questa prima parte dell’anno hanno puntato sull’oro (cresciuto del 18% nonostante la spirale deflazionistica globale) e su uno scenario difensivo. Ieri ci sono state prese di beneficio sul metallo giallo. In attesa che gli investitori abbiano le idee più chiare e decidano di riposizionare i portafogli, magari costruendo per la seconda parte dell’anno nuove correlazioni.

Vito Lops

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