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Le Borse credono nell’intesa con Atene

A giudicare dai movimenti di ieri, i mercati puntano ancora su un accordo in extremis per la Grecia. O almeno così sembravano pensare, prima che l’ennesimo Eurogruppo partorisse l’ennesima fumata nera e sospendesse le trattative fino all’esito del referendum che si terrà il prossimo fine settimana. Il comunicato di quest’ultimo è però giunto quando almeno in Europa i listini avevano già chiuso i battenti, non c’è stato quindi modo di prendervi le misure: le reazioni, se ci saranno, si vedranno soltanto questa mattina. Wall Street, intanto, ha rallentato un po’ il passo sul finale, conservando soltanto parte dei guadagni di avvio seduta. 
Nel frattempo occorre ricordare come in una giornata contrassegnata inevitabilmente da volatilità e tensione elevata, i listini azionari abbiano annullato parte delle perdite patite nelle sedute precedenti: Milano ha recuperato il 2,15% e altrettanto ha riguadagnato Francoforte, mentre Parigi (+1,94%) e Madrid (1,32%) si sono dovute accontentare di qualcosa in meno. Il bilancio avrebbe potuto essere anche migliore, ma l’intervento pomeridiano del premier greco Alexis Tsipras, che ha continuato a sostenere il “No” al referendum, ha in parte smorzato gli entusiasmi degli investitori.
Lo stesso scenario è più o meno andato in onda sui mercati del reddito fisso, dove si sono fatte scelte dettate da un certo ritorno di appetito verso il rischio da parte degli investitori: acquisti sui titoli di Stato periferici (Grecia compresa) e vendite sul Bund tedesco. Così lo spread italiano si è ridotto a 143 punti base, oltre dieci in meno del giorno precedente, per un rendimento del BTp decennale al 2,24 per cento. La Spagna resta qualche gradino sopra di noi (2,28% e spread a 147), mentre sono ovviamente i tassi dei bond ellenici ad aver fatto il passo indietro più rilevante: il rendimento a dieci anni resta però sopra il 14% e quello a due anni addirittura oltre il 34 per cento. Anche in questo caso il recupero era nettamente più sostenuto verso metà seduta, quando il mercato agiva in scia alle anticipazioni mattutine del Financial Times su una Grecia pronta ad accettare parte delle condizioni richieste dai creditori, e quando la nuova proposta di Atene doveva essere ancora discussa dall’Eurogrupo straordinario del pomeriggio.
Con lo stop alle trattative almeno fino a lunedì, salvo colpi di scena che in una «telenovela» del genere nessuno si sente di escludere, il mercato potrebbe paradossalmente eliminare in via temporanea una fonte di forte volatilità. Lo stillicidio di proposte e controproposte delle parti potrebbe lasciare spazio però a quello legato ai sondaggi, con gli investitori propensi a una fornire una lettura positiva per ogni dato che possa spingere verso il «Sì», e quindi verso un cambiamento politico nel Paese ellenico.
Ci sarà probabilmente modo per veder riemergere anche qualche tema macroeconomico, che ha timidamente fatto capolino ieri. Qualche indicazione favorevole proveniente dall’economia Usa, come si legge nella pagina a fianco, ha infatti aiutato il dollaro a consolidare un recupero che già si era palesato di prima mattina (quando era piuttosto l’euro a indebolirsi, come spesso accade quando l’avversione al rischio si fa meno pressante).
Sotto questo aspetto la situazione potrebbe farsi decisamente più interessante già oggi pomeriggio, quando con un giorno di anticipo rispetto al solito (domani negli Stati Uniti è festa) saranno pubblicati i dati sul mercato del lavoro di giugno, seguiti sempre molto da vicino per le implicazioni che possono avere a cascata sulle decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse. Gli investitori, forse, sentono il bisogno di tornare alla «normalità» dei temi di sempre.

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