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Le Borse credono alla svolta, rally globale

Due grafici ieri hanno fotografato meglio di tante parole la dinamica dei mercati. Il primo è quello dello Stoxx 600. L’indice paneuropeo, subito dopo che Pfizer e BioNTech hanno comunicato che il loro vaccino è risultato efficace nel prevenire il 90% delle infezioni da Covid 19 nella Fase 3, ha fatto un bel balzo in avanti (+4%). Quasi contemporaneamente, nel pre-mercato di Wall Street, le azioni di Zoom, nota società di video conferenze, sono crollate di oltre 12%.

Lo scenario

È la doppia faccia della stessa medaglia. Cioè, dell’idea che la cura contro il virus possa essere sempre più vicina. Il che da una parte punisce (almeno quale reazione immediata) uno dei campioni tra i titoli “stay at home”; e dall’altra fornisce ancora più carburante alle Borse che, intravedendo l’ipotesi della sconfitta del Covid, prevedono migliori scenari per l’economia globale. In un simile contesto i principali listini Ue hanno festeggiato, chiudendo in forte rialzo. Le migliori Borse di giornata, al di là di Milano (+5,43%) e Francoforte (+4,95%), sono state Madrid (+8,57%) e Parigi (+7,57%). Il dato stupisce? Tutt’altro. Francia e Spagna sono tra i Paesi attualmente più colpiti dalla seconda ondata della pandemia.

Ciò detto la giornata, ancor prima dell’arrivo della notizia sul vaccino, era comunque caratterizzata da un’intonazione positiva. La vittoria “dimezzata” di Joe Biden (Presidenza ai democratici e Senato probabilmente in mano ai repubblicani) è lo scenario preferito dai mercati. Da un lato, infatti, la mancata “onda blu” dovrebbe impedire ad esempio l’ipotesi indigesta del rialzo delle tasse alle big corporation; ma, dall’altro, l’uscita di scena di Trump potrebbe consentire il ritorno in auge del commercio globale e l’attuazione di maggiori stimoli fiscali interni. Insomma un mix positivo che Wall Street era già pronto a festeggiare. La notizia sul vaccino è stata la classica “ciliegina sulla torta”, che ha spinto la stessa Borsa Usa ancora più su. L’S&P500, nell’intraday, ha raggiunto un nuovo massimo oltre 3.600 punti.

Il reddito fisso

Ma non è stata solo la Borsa azionaria. Anche il mondo del reddito fisso ha recitato la sua parte. Il rendimento del BTp decennale, in mattinata, aveva toccato il suo minimo storico a quota 0,572%. Poi però, sempre intorno al momento della notizia sul vaccino, lo yield ha preso a salire. L’identica dinamica rialzista ha coinvolto i rendimenti di diversi titoli governativi. Il saggio del Treasury a 10 anni, ad esempio, è andato oltre lo 0,9%. Quello del Bund, in pochissimo tempo, è passato da meno 0,62 a meno 0,52%. I motivi? In primis il tipico cambio di modalità da “risk off” (fuori dal rischio) a “risk on” (dentro al rischio) da parte degli investitori. Nel momento in cui, almeno ieri, la percezione d’incertezza è diminuita, l’enorme liquidità in caccia di rendimento si è buttata sul capitale azionario (uscendo dai titoli di Stato). Non solo. Ha recitato un ruolo importante il fatto che, grazie alla possibile migliore gestione della pandemia, si può ipotizzare una maggiore ripresa e quindi più inflazione. Certo, l’idea che i prezzi al consumo ripartano è abbastanza remota. Ma tant’è, soprattutto sul breve periodo, i mercati prendono posizione chiedendo maggiore yield ai governativi.

Tutto rose e fiori, quindi? Ieri ovviamente sì e, probabilmente, anche nel futuro immediato. Tuttavia non si può dimenticare che, per l’appunto, c’è sempre il risvolto della medaglia. Va ricordato ad esempio che, sul fronte delle politiche fiscali europee, per i Paesi con più alto debito il “tanto peggio è stato tanto meglio”. Vale a dire: nel momento più acuto della crisi pandemica l’Ue ha fatto uno scatto importante verso la “pseudo” socializzazione degli indebitamenti pubblici nel Vecchio continente.

Il programma Recovery Fund ha mitigato, unitamente all’intervento della Bce, il rischio Paese su Stati quali l’Italia. È chiaro che, nel momento i cui la situazione (grazie al vaccino) incomincia ad apparire meno grave, c’è la possibilità che la pressione per condurre concretamente in porto le politiche fiscali possa scemare. Le argomentazioni di “necessità” affinché il Recovery Fund sia approvato, ad esempio dai Parlamenti dei Paesi frugali, potrebbero perdere di forza. Certo: il processo è avviato e la politica europea dovrà superare l’ostacolo. E tuttavia il mercato conosce il tema e bisognerà vedere come reagirà.

Così come si dovrà fare attenzione alle mosse degli operatori rispetto alla contestazione dell’elezione di Biden da parte di Trump. Ieri la Fox, notoriamente vicina all’ex inquilino della Casa Bianca, ha sottolineato la volontà di quest’ultimo di effettuare nuovi comizi in giro per il Paese contestualmente ai ricorsi legali sulle votazioni. Una boutade? I mercati, ad oggi, ne sembrano certi.

Non solo ieri il Vix è scivolato ulteriormente (-6% in serata), ma lo stesso renminbi si è rafforzato sul dollaro. La moneta cinese, è intuitivo, sale quando si pensa che il fautore della “trade war” (Trump) esca di scena. Ebbene: nell’ultima seduta il renmimbi è arrivato sui massimi degli ultimi due anni e mezzo. Direzione opposta invece per l’euro, che è sceso rispetto al biglietto verde.

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