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Le Borse cadono sul rischio guerra

Il colpo di coda che mette sotto pressione i mercati arriva da dove forse non ti aspetti: non direttamente dagli attacchi terroristici, ma da un «incidente» di percorso ai confini fra Turchia e Siria. È infatti l’abbattimento nella mattinata di ieri del caccia russo ad opera delle forze militari di Ankara a scatenare immediate prese di beneficio sulle Borse e a ridestare i prezzi di oro e petrolio da una prolungata agonia.
Le oscillazioni vissute nella giornata di ieri, va sottolineato, sono state in fondo piuttosto contenute e non si può certo dire di aver visto aleggiare il panico fra gli investitori. Ma in una fase in cui la lunga mano delle banche centrali continua a tenere sostanzialmente sotto controllo i listini finanziari e durante la quale ai recenti eventi di Parigi sui mercati si è reagito con un’alzata di spalle o poco più è pur sempre qualcosa.
Di sicuro la reazione di ieri rappresenta un ulteriore segnale dell’importanza strategica del ruolo della Turchia, lontana dall’area nevralgica del petrolio, ma posta a cuscinetto fra l’Europa e l’Oriente. Dopotutto quando un membro della Nato apre il fuoco e colpisce un jet russo, gli elementi per far salire la febbre delle tensioni geo-politiche ci sono tutti.
La risposta delle Borse, come si diceva, è stata pressoché immediata, con vendite che hanno portato poi al termine della seduta Milano a chiudere in ribasso dell’1,55%, Francoforte a cedere l’1,43%, Parigi l’1,41%, Londra lo 0,45% e Madrid lo 0,68 per cento. Gli investitori hanno sostanzialmente ignorato le notizie favorevoli provenienti dagli indici di fiducia francesi e tedeschi (l’Ifo è salito a 109 punti ai massimi da 17 mesi) di novembre, entrambi però largamente elaborati sulla base di interviste tenute nei giorni precedenti agli attentati di Parigi, per colpire le società maggiormente condizionati dal terrorismo: quelli delle compagnie aeree, del turismo e dei viaggi, ma anche del lusso (settori analizzati più a fondo nelle pagine seguenti). Ferragamo (-4,5%), Moncler (-3,5%) e Tod’s (-3,6%), oltre a Luxottica (-3,4%), sono stati tra i peggiori a Piazza Affari, mentre il settore petrolifero ha tenuto botta grazie al rimbalzo del prezzo del greggio.
Agli asset turchi è andata decisamente peggio: la Borsa di Istanbul ha chiuso a -4,4% e il rendimento dei titoli di Stato a cinque anni in valuta locale è balzato oltre il 10 per cento, il tutto mentre la lira si inabissava spedendo il dollaro a quota 2,8679. Male anche la Borsa russa, che ha ceduto il 3,3 per cento, mentre il rublo si è ripreso in giornata dalla debolezza iniziale, probabilmente anche a causa del concomitante rafforzamento del prezzo del petrolio al quale l’economia di Mosca è ovviamente molto sensibile.
Non è stata poi certo di aiuto ai mercati la debolezza stessa di Wall Street, scarsamente ispirata in avvio dai dati macroeconomici contrastanti: la revisione al rialzo del Pil Usa del terzo trimestre (+2,1%, ma in linea con le attese) è stata bilanciata dal deludente dato sulla fiducia dei consumatori del Conference Board (scesa in modo inaspettato a 90,4 punti in novembre), lasciando quindi aperta la porta a tutte le ipotesi riguardo al rialzo dei tassi di interesse che la Federal Reserve è chiamata a decidere a metà dicembre.
Detto del risveglio di petrolio e oro (di cui si parla nell’articolo sotto) e dello stallo dell’euro (rimasto poco sopra 1,06 dollari) resta da raccontare l’ennesima giornata di calma quasi piatta sui titoli di Stato dell’Eurozona. I rendimenti hanno subito una generale limatura, con il BTp decennale all’1,50% e lo spread nei confronti del Bund a 99 punti base. Resta da segnalare, ma ormai non è una notizia, l’ennesimo record per lo Schatz (il biennale della Germania) che ha raggiunto ormai -0,40 per cento: un segnale evidente del fatto che il mercato sta probabilmente puntando su una mossa ancora più aggressiva da parte della Banca centrale europea rispetto all’abbassamento da -0,20% a -0,30% del tasso sui depositi che si attende la maggior parte degli analisti per il prossimo 3 dicembre .

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