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Le Borse cadono su Grecia e Dexia

di Vittorio Carlini

Schizofrenia. È questa una parola che ben si adatta alle Borse. In particolare durante la seduta di ieri. Nella prima parte della giornata i listini europei, oltre ai timori per il folle «stop and go» dell'Ue sul salvataggio di Atene, hanno prestato orecchio ai rumori di fondo di un'economia sempre più in difficoltà. Un peggioramento, ratificato dalla revisione al ribasso delle stime sul Pil dell'Eurozona da parte di Goldman Sachs (1,6% nel 2011; stagnazione nel 2012) e S&P's (rischio di «double dip»), che ha spinto giù gli indici: Francoforte, piazza caratterizzata da numerosi titoli industriali, è arrivata a perdere il 4 per cento.

Poi però, «dissociandosi» dai fondamentali, le Borse nel primo pomeriggio hanno rallentato la discesa. Il motivo? Si sono aggrappate alle parole del presidente della Fed. Ben Bernanke davanti al Congresso Usa ha detto di essere pronto a nuove misure straordinarie «a sostegno dell'economia». Questo è stato sufficiente a far tornare un po' d'appetito per il rischio ai listini europei.

Così, in fine di seduta Francoforte (-2,98%) ha mantenuto la maglia nera tra le principali Borse del Vecchio continente; il Cac40 di Parigi ha ceduto il 2,6% e Piazza affari il 2,7 per cento. Alla City di Londra il Ftse 100 ha lasciato sul parterre il 2,58 per cento. Dall'altra parte dell'Atlantico, in una seduta dove gli ordinativi di beni industriali di agosto sono calati dello 0,2% (+2,1% in luglio), Wall Street ha viaggiato sull'ottovolante. In ribasso fino all'ultima ora di contrattazioni ha poi rimbalzato: l'S&P 500 ha guadagnato il 2,25 %. Il motivo? Le indiscrezioni, riprese dallo stesso Bernanke, di un piano Ue che discuta le vie per ricapitalizzare le banche europee.

Dexia e l'incendio greco

Al di là delle performance degli indici, ha «brillato» (in negativo) la performance del gruppo franco-belga Dexia. La banca, dopo aver perso il 10% lunedì, ieri ha chiuso in ribasso del 22,46 per cento. L'istituto di credito, in crisi di liquidità, ha ceduto sotto i colpi delle vendite, nonostante i governi di Parigi e Bruxelles abbiano garantito «sostegno» alla banca e «tutte le misure per assicurare la sicurezza di depositanti e creditori». Il portafoglio della società, ancora schiacciato dai troppi titoli tossici-subprime e di paesi periferici di Eurolandia, evidentemente ha allontanato gli investitori.

Quegli investitori, peraltro, che da un lato hanno snobbato l'ok dell'Ecofin al pacchetto di misure (il «six pack») per la riforma della governance economica Ue. E, dall'altro, hanno dato poco ascolto al presidente della Bce Trichet che ha definito l'euro «una moneta con fondamentali affidabili». Per gli operatori, infatti, lo spettro con cui convivere è il default di Atene: ieri, non a caso, la Borsa greca ha perso il 6,2 per cento. Ed è stato un bagno di sangue per le già deboli banche elleniche: Pireus ha ceduto il 18%, la National bank of Greece il 14 e Alpha il 9,8 per cento.

I timori di recessione

Ma non è solo la folle inerzia dell'Europa sulla Grecia. Per rendersene conto, basta guardare i comparti che hanno performato peggio. Tra gli altri: l'automotive (- 6,2%) e le risorse di base (siderurgia e minerario), che hanno perso 4,25 per cento. Al contrario, meglio si sono comportati settori quali, per esempio, l'alimentare (-1,45%). «È il segnale, inequivocabile – commentano gli esperti -, di come i titoli ciclici, più sensibili alla congiuntura, vengano penalizzati». È così, non stupisce, che proprio ieri RbS abbia tagliato del 15% il target price dei principali costruttori europei di auto, spingendo al ribasso il mondo delle 4 ruote.

Ovviamente, il tema del debito di Eurolandia e la possibile recessione sono legati tra di loro. Goldman Sachs, infatti, parla di «stagnazione nell'Ue» per il 2012 anche perché le misure di austerity avviate da diversi Paesi dell'Unione sono giocoforza deflattive: riducono la spesa pubblica che, a fronte del moltiplicatore keynesiano «depotenziato», fa calare il Pil. Con il che diventa difficile ripagare il debito. Soprattutto se, poi, arriva anche il downgrade sul credito. Ieri Moody's ha tagliato l'Italia.

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