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Le Borse bruciano 287 miliardi, lo spread regge l’urto

I mercati hanno reagito male. Seppure, a detta di diversi operatori, non c’è stato il «panic selling» che molti temevano. Perlomeno, non su tutte le categorie di asset finanziari. 
In tal senso, come era facile prevedere, la notizia del referendum greco ha spinto le vendite soprattutto sull’azionario. In particolare, quello dei Paesi periferici di Eurolandia. Piazza Affari, dove l’indice delle blue chip è costituito da molti titoli bancari («imbottiti» di titoli di Stato), è stata la peggiore (-5,17%). A poche incollature ha chiuso Madrid (-4,56%). Un po’ più contenute, invece, le perdite degli altri listini: Parigi ha lasciato sul terreno il 3,74% mentre Francoforte ha ceduto il 3,56%.
Nel suo complesso il lunedì nero di Borsa è costato all’Europa circa 287 miliardi in capitalizzazione (quasi 60 miliardi delle banche). Nella sola Milano invece, calcolando il crollo del Ftse all share (-4,99%), la «carta» andata in fumo vale 30 miliardi. Insomma: il contraccolpo sull’azionario della rottura a sorpresa nelle trattative tra Atene e la ex Troika è stato pesante.
Tuttavia, mentre gli indici calavano (Atene, il cui rating è stato tagliato da S&P, ha ceduto in teoria il 16%) dalle sale operative non sono rimbalzate «voci disperate». Anzi: alcuni esperti, sorprendendo il buon senso del signor Rossi, hanno indicato il calo di ieri come un’occasione d’acquisto.
Al di là delle possibili strategie, quali i motivi della minore ansia? In primis, l’andamento dei titoli di Stato. In avvio di contrattazioni, lo spread BTp-Bund sembrava anch’esso destinato ad «impazzire». Pochi attimi dopo l’apertura, infatti, è arrivato a toccare 197 punti base, contro la chiusura di venerdì a quota 123. Successivamente, però, la differenza di rendimento tra il titolo decennale italiano e quello tedesco è scesa. Tanto che, verso le 11 di mattina, viaggiava intorno a 147 punti base. Insomma: un bel balzo all’ingiù che, secondo quanto indicato dagli operatori, sarebbe stato agevolato dall’intervento della Bce. Seppure, sempre all’interno del programma degli acquisti mensili di titoli. Cioè, la Banca centrale europea non avrebbe messo in campo una potenza addizionale in favore dei bond italiani. E neppure di quelli spagnoli.
Qui, a ben vedere, il balzo dello spread con il Bund è stato più limitato (167 basis point) con il differenziale che ha toccato, sempre in mattinata, il minimo della seduta (142 punti base). In entrambi i casi, comunque, nel proseguo delle contrattazioni gli spread hanno un po’ rialzato la testa. Quello italiano ha chiuso a quota 160 mentre il differenziale di Madrid si è fermato a 157 basis point. In un simile scenario, inevitabilmente, ha fatto capolino il «fly to quality». Il mercato ha comprato Bund (tasso in calo allo 0,8%), e anche T-Bond, per parcheggiare in un porto sicuro i propri investimenti.
Già, gli investimenti. Oggi, inutile dirlo, un focus rispetto ad essi riguarda l’asta di titoli italiani. Il Tesoro, infatti, colloca fino ad un massimo di 7 miliardi in bond (1-1,5 miliardi di BTp a 5 anni; fino a 3 miliardi di BTp a 10 anni; 2 – 2,5 miliardi di CctEu). L’attesa di molti, rispetto a questo appuntamento, è forte. Così come ieri sera, mentre Wall Street chiudeva in calo (S&P500 in rosso del 2,09%), tanti si preparavano alla nuova apertura delle Borse di questa mattina. La speranza? Che, a differenza del valutario dove l’euro ieri ha resistito (ha chiuso oltre 1,12 sul dollaro), sia veramente un altro giorno.

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