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Le Borse aspettano le banche centrali

Lo spread vuol “vedere le carte”. Dopo l’entusiasmo per l’inatteso compromesso politico al summit Ue di giovedì scorso, i mercati iniziano a domandarsi quali siano le sue concrete applicazioni. E, quindi, prendono tempo. In tal senso deve leggersi l’andamento dei differenziali di ieri: quello del BTp decennale (5,7% lo yield) sul Bund (1,5%) è rimasto praticamente invariato a 422 punti base (erano 426 venerdì); a Madrid, invece, è salito (ma non di molto) a quota 486, contro i 479 basis point di prima del week end.
Le Borse europee, dal canto loro, hanno proseguito al rialzo: ovviamente, chi più e chi meno. Piazza Affari, oggetto di maggiori realizzi dopo il balzo (+6,6%) di due sedute fa, ha archiviato la giornata in leggero rialzo (+0,24%); stessa sorte per l’Ibex spagnolo (+0,3%). Più ampia, invece, la crescita di Francoforte (+1,2%) e di Parigi (+1,4%). «L’andamento non sorprende – sottolinea Angelo Drusiani, di Albertini Syz –. L’ultimo vertice Ue ha creato delle aspettative perché la Germania, per la prima volta, ha allentato la presa» sulle misure anti-speculazione. Adesso però gli operatori vogliono capire «come sarà, ad esempio, articolato l’uso del fondo salva-Stati per calmierare lo spread. E quale reale applicazione sarà individuata nell’Eurosummit del 9 luglio».
Inutili contrasti
Così, non può stupire il momentaneo “scossone” registrato da spread e Borse sul finire della mattinata. In quel momento le agenzie di stampa hanno battuto la seguente notizia: la Finlandia e l’Olanda ribadiscono il loro «no» agli acquisti di titoli di Stato dei Paesi in difficoltà da parte dell’Esm. Insomma, non è passato un giorno che subito ripartono le solite “stucchevoli”, ma anche interessate, diatribe. Il mercato alla fine, con l’eccezione dello spread spagnolo, non ha dato troppa rilevanza alla cosa. Helsinki e Amsterdam, infatti, rappresentano solo il 7,4% dei voti nell’Esm. Ebbene, seppure è vero che nel fondo vige la regola dell’unanimità, la Commissione Ue ha ricordato che è sufficiente l’85% dei “consensi” per le decisioni «urgenti e necessarie a preservare la stabilità dell’eurozona». Come dire, cioè, che il no di Finlandia e Olanda non sarebbe determinante. È ovvio, però, che i distinguo non fanno altro che instillare ulteriori dubbi tra gli operatori e rimarcare le divisioni in Eurolandia. Ecco, quindi, la posizione di “stand by” dei mercati.
La crisi statunitense
Quei mercati, peraltro, la cui attenzione è stata ieri attratta da un altro evento. Quale? È presto detto: la pubblicazione, nel primo pomeriggio, dell’indice Ism manifatturiero statunitense. Il dato, in giugno, è sceso a 49,7 dal 53,5 di maggio. Un numero inferiore alle stime degli analisti ma, soprattutto, al di sotto della soglia di 50 punti che indica la contrazione delle attività economiche. Subito dopo la pubblicazione del dato, tutte le Borse hanno sofferto un vuoto d’aria. In particolare Wall Street ha accelerato al ribasso, impaurita dalle prospettive di un forte rallentamento dell’economia. «Va ricordato – dice Antonio Cesarano, economista di Mps capital services – che a fine anno scade il fiscal cliff, cioè vengono meno tutti gli sgravi fiscali introdotti da Bush». E non solo. «Se non ci sarà l’accordo sul deficit, dal primo gennaio 2013 partirà il piano di tagli lineari alla spesa pubblica: 1.200 miliardi in 10 anni». Un cocktail che, secondo il Congresso, «significa 600 miliardi all’anno in meno per l’economia». In un simile contesto, evidentemente non controbilanciato dalle spese per le costruzioni in maggio superiori alle attese, i listini Usa sono scesi. Per poi, però, invertire la rotta. Tanto che, alla fine, l’S&P500 ha chiuso in crescita dello 0,24% e il Dow Jones è rimasto poco sotto la parità (-0,07%). Quali i motivi dello scatto? Un’analisi a contrarian: cioè, il peggiorare della congiuntura, spingerebbe la Fed ad avviare il terzo allentamento quantitativo. Una misura che, come già si è visto, non aiuta l’economia reale ma spinge all’insù i corsi azionari. Così non stupisce che, anche in Europa, al di là del prossimo Eurosummit si guardi alla riunione della Bce e della BoE di giovedì. La speranza è di qualche altra mossa (taglio dei tassi o Ltro) che dia la “droga” liquida tanto amata dai mercati.

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