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Le borse ancora in rosso

Altra seduta in rosso per le borse europee, con Piazza Affari che ha resistito meglio alle vendite. I listini sono stati condizionati da Wall Street, molto sensibile al tema dei tassi di interesse. Dopo l’audizione al Congresso dei giorni scorsi, nella quale il presidente della Fed, Jerome Powell, aveva lasciato intravedere una stretta monetaria più aggressiva, provocando reazioni negative sui mercati, ieri il banchiere centrale ha parzialmente ridimensionato quelle dichiarazioni parlando al Senato: non ci sono prove di un surriscaldamento dell’economia americana e i salari, pur in lieve rialzo, non denotano alcuna accelerazione.

Powell ha ribadito che gli aumenti dei tassi saranno graduali. Secondo gli analisti, il numero uno della Federal Reserve ha cercato di mostrarsi meno categorico, anche se non ha risolto del tutto la sensazione di incertezza presente tra gli investitori.

In serata Wall Street viaggiava in forte calo, con il Dow Jones a -2,11% e il Nasdaq -1,95% dopo la stretta protezionistica del presidente Donald Trump, che ha annunciato l’introduzione di aumenti doganali del 25% sull’import di acciaio e del 10% su quello di alluminio. I mercati temono una guerra commerciale con Europa e Cina.

A Milano il Ftse Mib ha ceduto lo 0,70% a 22.448 punti. Cali più accentuati a Francoforte (-1,97%), Parigi (-1,09%) e Londra (-0,78%). In leggero calo lo spread Btp-Bund a 130,400.

A piazza Affari in gran spolvero Luxottica (+5,15%, articolo a pagina 23). Contrastati i titoli bancari: Bper ha guadagnato l’1,19%, Banco Bpm lo 0,58% e Unicredit lo 0,06%, mentre hanno perso terreno Ubi B. (-0,48%), Mediobanca (-0,53%) e Intesa Sanpaolo (-0,74%).

Debole Leonardo (-0,14% a 8,838 euro), su cui Mediobanca Securities ha riavviato la copertura con rating outperform e prezzo obiettivo a 14 euro: se da un lato gli analisti si sono dichiarati delusi dalla performance di Leonardo dalla presentazione dei risultati 2017 e del nuovo piano al 2022 comunicati il 30 gennaio), dall’altro hanno deciso di non gettare la spugna. Campari (-0,85%) ha continuato a perdere terreno: il titolo ha ceduto intorno al 10% dalla pubblicazione dei conti 2017. Nel resto del listino, sotto la parità Amplifon (-0,23%): i risultati di bilancio non hanno presentato sorprese particolari.

Nei cambi, l’euro ha chiuso stabile sotto 1,22 dollari a 1,2163: il biglietto verde ha ripreso quota in vista della seconda audizione davanti al Congresso Usa del presidente della Fed, Jerome Powell. Il rapporto con lo yen è stato fissato a 130,66.

Per le materie prime, quotazioni petrolifere in discesa di circa un dollaro, con il Brent a 63,67 dollari e il Wti a 60,74. Riprendono le vendite sull’oro, che cedeva 10 dollari a 1.309.

Giacomo Berbenni

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