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Le bollette a 28 giorni Indagine dell’Antitrust

L’Antitrust indaga sulle compagnie telefoniche. L’ipotesi è che, a partire dal 2015, Tim, Vodafone e Wind Tre si siano accordate tra loro per introdurre la bolletta da 28 giorni anziché da un mese (poi l’adottò pure Fastweb). L’intesa avrebbe, di fatto, lasciato la platea di clienti senza alternativa (se tutti praticano in simultanea la bolletta a 28 giorni la scelta sfuma) violando così le norme sulla concorrenza. Ieri il nucleo speciale Antitrust della Finanza ha acquisito la documentazione relativa alle variazioni contrattuali comunicate ai clienti dagli operatori telefonici.

È l’inizio di un approfondimento che si concluderà entro il 31 marzo e che potrebbe sfociare in una clamorosa sanzione nei confronti degli operatori. Per legge, va ricordato, la multa può arrivare fino al 10 per cento del fatturato aziendale. Ma non è l’unico rischio. Una volta partite le indagini, sulla base anche del protocollo siglato con le Procure di Roma e Milano, l’Antitrust potrebbe trasmettere gli atti alla magistratura penale. Evidentemente è presto per stabilirlo ma se davvero si fosse verificata un’intesa occulta fra titolari delle compagnie telefoniche si potrebbe procedere per il reato di truffa.

«È possibile ipotizzare — si legge nella delibera dell’Antitrust che dà il via agli approfondimenti — un’intesa restrittiva della concorrenza volta a determinare la variazione delle condizioni contrattuali dei servizi al dettaglio di comunicazione fissi e mobili e a restringere la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale».

I finanzieri hanno portato via documentazione anche dalla sede di Assotelecomunicazioni, l’associazione di categoria che, dentro Confindustria, rappresenta gli esercenti della telecomunicazione e che potrebbe aver favorito il presunto cartello.

Secondo la delibera dell’Antitrust la bolletta a 28 giorni violerebbe gli accordi fra consumatori e compagnie sottoscritti al momento del contratto: «Peraltro, almeno nella maggioranza dei casi — si legge nella delibera — ciò sarebbe accaduto senza procedere a un incremento dei relativi servizi erogati, comportando quindi un aumento del prezzo unitario del servizio». Come dire che la fattura a 28 giorni configurerebbe un aumento surrettizio delle tariffe. Quanto all’intesa fra operatori, risponderebbe all’esigenza di limitare «il rischio di fuoriuscita dei propri clienti verso i principali concorrenti in un momento di choc esogeno del mercato».

Lo scorso ottobre, va ricordato, era stato introdotto dal legislatore l’obbligo di fatturare a un mese che aveva imposto uno stop alle novità. L’iniziativa dell’Antitrust prende il via da una serie di esposti dei consumatori. Replica la Telecom: «Siamo estranei a qualsiasi comportamento anticoncorrenziale. Abbiamo sempre garantito la massima collaborazione con le autorità». Su questa falsariga si muove anche la difesa di Fastweb, che spiega come la compagnia «si è trovata a doversi adeguare a quello che era diventato uno standard di mercato, anche alla luce del sostanziale assenso da parte delle autorità competenti alle manovre degli altri operatori. Ribadiamo la nostra totale estraneità a pratiche collusive, ci siamo adeguati alla legge». Quanto a Wind Tre, la società ribadisce la propria «estraneità a pratiche anticoncorrenziali», mentre Vodafone dice: «Siamo convinti della correttezza del nostro operato e siamo pronti a collaborare con le autorità». Massima disponibilità a collaborare con le autorità nell’ambito della procedura viene assicurata anche da Assotelecomunicazioni.

Ilaria Sacchettoni

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