Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Le bolle? Servono, ma limitiamole

di Federico Fubini

Il sommovimento dei mercati finanziari continua a dare uno dopo l’altro i suoi terribili colpi di coda. Una serie di ipotesi che solo cinque anni fa sarebbero apparse assurde si sono affacciate, e in alcuni casi realizzate, contro le previsioni di quasi tutti. La sequenza è lunga e continua più volte l’anno a includere nuovi eventi: ormai debordano dal regno dell’economia e della finanza alla geopolitica del mondo arabo, con ogni probabilità per il tramite dell’inflazione alimentare indotta dalla liquidità creata in America per rispondere alla crisi. Sono tutte esperienze che spingono a guardarsi indietro e porsi serie domande quanto alle idee sulle quali sono incardinate le economie occidentali. Roman Frydman, un economista della New York University, ritiene di aver trovato un passaggio di Robert Lucas secondo lui particolarmente rivelatore. Lucas, premio Nobel per l’Economia del ’ 95, è il principale teorico di quella che è universalmente nota come l’ «Ipotesi delle aspettative razionali» . Quest’ultima sostiene che il mercato ha fondamentalmente sempre ragione, e sia prevedibile in base a modelli matematici, poiché esprime nei prezzi tutte le informazioni disponibili da parte di individui che perseguono lo stesso obiettivo: il proprio interesse economico. Modelli Non senza una vena polemica, Frydman sceglie di Lucas questa frase per condensare il pensiero del celebre economista di Chicago: «Preferisco usare il termine "teoria"— scrive Lucas — come qualcosa che possa essere messo in un computer e calcolato. Una teoria è la costruzione di un artificiale mondo meccanico popolato da robot che interagiscono: è ciò che l’economia, tipicamente, studia» . Di recente in una saletta appartata della Camera dei Lord a Londra, Frydman ha letto quella frase a una piccola platea di colleghi economisti e ha commentato: «È quasi imbarazzante. Nemmeno i sovietici avrebbero mai sognato di poter costruire un modello così perfetto. È come la pianificazione del socialismo reale: se non funziona direbbero che a sbagliare non è il modello, ma la gente» . Quando aveva 19 anni, nel 1968, Frydman è fuggito a New York dalla nativa Polonia durante un’ondata di persecuzioni antisemite da parte del regime real socialista. E forse è la sua esperienza dall’infanzia con quelli che chiama i «modelli pienamente pre-determinati» che lo ha reso scettico verso le teoria sulle «aspettative razionali» di Lucas e colleghi fin da quando e r a uno studente alla Columbia negli anni 70. Alla Camera dei Lord, ospite dello storico dell’economia Lord Robert Skid e l s k y e D i Adait Turner, il regolatore della City di Londra, Frydman presentava qualche giorno fa il suo ultimo libro scritto con Michael Goldberg, dedicato a confutare Lucas e soprattutto a superarlo. Volatilità Il volume si intitola «Beyond Mechanical Markets» («Oltre i mercati meccanici» ) e in qualche misura per Frydman rappresenta un riscatto oltre che un caso editoriale del momento nella macroeconomia. La sua carriera non è certo stata resta più facile dal suo status di «dissidente» nel cuore del pensiero economico occidentale. Non è un caso se anche la lezione conferenza che domani terrà all’Università Bocconi a Milano (alle 14.30 in Via Sarfatti 25) è intitolata alla «Unorthodox Macro» . Frydman resta convinto che i fondamentali siano la base e la ragione di gran lunga prevalente per le fluttuazioni del mercato. Per dimostrarlo, esamina nel suo ultimo libro una serie di sei anni (’ 94-2000, in piena bolla della new economy ) di articoli riassuntivi di giornata di Bloomberg e nota come gli analisti e i trader intervistati dall’agenzia spieghino sempre gli eventi in base ai fondamentali, non a elementi emotivi quali il «sentiment» del mercato. Eppure i fattori considerati più rilevanti via via cambiano nel tempo, non sono mai gl i s t e s s i . Sulla scorta delle lezioni di John Maynard Keynes, Friedrich Hayek e Karl Popper, Frydman ritiene che dei mercati e del futuro dell’economia si possa avere al meglio solo una conoscenza imperfetta «perché non possiamo prevedere razionalmente il percorso futuro della nostra stessa conoscenza» . Niente modelli certi dunque, ma neanche una rinuncia agnostica e fatalista a capire. «Beyond Mechanical Markets» ritiene che le fluttuazioni del mercato siano inevitabili nell’allocazione del capitale, anche se possono diventare eccessive proprio perché la conoscenza degli operatori è imperfetta. Per questo Frydman propone che le autorità di politica economica intervengano a scoraggiare gradualmente gli eccessi quando certi prezzi si avviano verso o oltre i loro livelli massimi in base alle medie storiche. È l’opposto della Federal Reserve di Alan Greenspan, che non ha mai frenato la bolla delle dotcom o quella immobiliare proprio in base alle teorie sulla razionalità del mercato di Chicago. È invece ciò che fa oggi il Brasile, quando cerca di limitare la fortissima rivalutazione del real. Il mondo emergente applica Frydman, quello avanzato inizia a parlarne.

 

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa