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Le black list «perdono» le spese di trasferta

di Giacomo Albano E Nicoletta Mazzitelli

Spese di trasferta fatturate alla società in gran parte fuori dalla comunicazione dei costi black list. È l'effetto delle modifiche introdotte dall'articolo 2, comma 8, del Dl 16/2012. Niente più obbligo di invio al fisco per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata, in tutti i casi di operazioni di importo inferiore a 500 euro. Questo comporta che pranzi o pernottamenti, ad esempio, in territorio svizzero con fatture intestate alla società non saranno più soggette alla comunicazione se resteranno sotto la soglia. Stesso discorso per il download di un antivirus da una software house stabilita in un Paese a fiscalità di vantaggio (si vedano gli esempi a lato).
L'obbligo di comunicare le operazioni nei confronti di soggetti residenti in paradisi fiscali è stato introdotto dall'articolo 1 del Dl 40/2010. In base al principio generale contenuto nella norma primaria sarebbero soggette all'obbligo di comunicazione le operazioni registrate o soggette a registrazione ai sensi della disciplina Iva. Tuttavia, il Dm del 5 agosto 2010 – in attuazione della delega contenuta nel Dl 40 – ha esteso l'ambito di applicazione della disciplina anche con riferimento alle prestazioni di servizi (ma non alle cessioni di beni) non rilevanti ai fini Iva per difetto del requisito territoriale.
L'estensione operata dal Dm, unitamente all'assenza di limiti quantitativi, costringeva gli operatori a comunicare tutte le prestazioni di servizi ricevute da soggetti black list, incluse quelle acquistate direttamente nel paradiso fiscale. Restavano esclusi gli acquisti di beni estero su estero non soggetti a obblighi di registrazione ai fini Iva, in quanto privi del requisito territoriale.
Per effetto del Dl 16/2012 vengono escluse dagli obblighi di comunicazione, dunque, le prestazioni di servizi sotto soglia acquistate in occasione di trasferte dei dipendenti nel territorio dello stato black list, anche nei casi in cui il documento sia intestato alla società datore di lavoro anziché al dipendente. La circolare 2/E/2011 aveva, infatti, chiarito che le spese di trasferta – trasporto, vitto e alloggio – anticipate dal dipendente e rimborsate a piè di lista, non devono essere segnalate anche se sostenute in un paradiso fiscale, poiché in tali ipotesi il soggetto black list ha avuto come controparte il dipendente e non la società datore di lavoro. A conclusioni opposte, peraltro, si giungeva se il documento era intestato direttamente alla società italiana, nel qual caso la spesa andava comunque segnalata.
Potranno essere escluse dalla comunicazione anche tutte le prestazioni di servizi, se di importo inferiore a 500 euro, rese o ricevute dalle stabili organizzazioni di soggetti residenti situate in Stati black list. La risoluzione 121/E/2010 aveva affermato che anche le operazioni della branch estera di una società italiana poste in essere nei confronti di soggetti black list andavano incluse negli elenchi riepilogativi della casa madre. La fissazione della soglia di rilevanza consente ora di escludere dall'obbligo di comunicazione tutte le piccole spese di funzionamento acquistate localmente dalla branch nel paradiso fiscale, quali servizi di piccola manutenzione, trasporto, rappresentanza, ferma restando l'esclusione per gli acquisti di beni all'estero da parte della branch, comunque non soggetti all'obbligo di comunicazione a prescindere dall'ammontare (circolare 2/E/2011).
Beneficeranno dell'esclusione le operazioni attive (cessioni di beni e prestazioni di servizi) concluse da un soggetto passivo Iva italiano nei confronti di un soggetto residente in un Paese a fiscalità privilegiata, incluse quelle effettuate tramite la partita Iva o la stabile organizzazione italiana di quest'ultimo. La circolare 53/E/2010 aveva chiarito che gli obblighi di comunicazione previsti dall'articolo 1 del Dl 40/2010 ricomprendono anche le operazioni poste in essere nei confronti di una stabile ubicata in un Paese a fiscalità ordinaria di un soggetto black list, così come le operazioni fatturate nei confronti della partita Iva (rappresentante fiscale o identificazione diretta) di un operatore economico domiciliato in un paradiso fiscale, anche qualora la partita Iva sia di un Paese non incluso nella black list.
Il Dl 16/2012 è entrato in vigore il 2 marzo e pertanto il limite di 500 euro sarà applicabile già per la comunicazione delle operazioni di febbraio, in scadenza a fine marzo (contribuenti mensili) e per le operazioni del primo trimestre (contribuenti trimestrali). Considerata la finalità semplificatoria del decreto, sarebbe coerente ritenere applicabile la soglia di 500 euro in relazione alla singola fattura anche in caso di rapporti continuativi o contratti a corrispettivi periodici.

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