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Le Bcc escono dalla partita: troppi scogli sul dossier

Iccrea banca ha partecipato alla due diligence per valutare un’offerta sulle banche venete. L’interesse della candidata capogruppo del credito cooperativo a rilevare una rete che ha una presenza significativa e sinergica con la futura distribuzione geografica del gruppo era alto. Presenza che non è solo in Veneto, ma anche Friuli, Piemonte, Lombardia, Toscana, e al sud, in Sicilia, con Banca Nuova della Popolare di Vicenza e in Puglia, con Banca Puglia di Veneto Banca. Ma la partita è molto complessa. Tanto che nella serata di ieri un cda informale del gruppo avrebbe valutato l’inopportunità di proseguire. In competizione, infatti, non c’è soltanto Intesa, ma sono entrate in corsa anche banche estere come Credit Agricole e Bnp Paribas attraverso Bnl. Unicredit è stata invitata ma non è chiaro se sia entrata in data room.
C’è poi da considerare come è strutturata l’operazione: l’advisor del ministero dell’Economia, Rothschild, ha illustrato un percorso in base al quale possono avere senso offerte che riguardino entrambe le banche, oppure una o l’altra. Offerte parziali e su parti di asset sono destinate a non avere successo.
Il management Iccrea è stato assistito nel deal da Mediobanca. Iccrea ha guardato entrambe le banche, ma in ogni caso avrebbe fatto un’offerta solo per una.
La candidata capogruppo, se avesse deciso di andare avanti, avrebbe potuto rilevare un istituto veneto nell’ottica di integrarne gli asset nella rete del futuro gruppo del credito cooperativo, che dovrebbe contare sull’adesione di 162 Bcc. In quel caso avrebbe potuto anche decidere di spacchettare le attività della banca acquisita e ridistribuirli tra le Bcc a livello regionale.
E qui si entra nell’ambito delle complessità che hanno destato le maggiori perplessità nell management di Iccrea. La holding al momento è soltanto una candidata capogruppo, per cui se avesse deciso di procedere avrebbe dovuto condividere il processo quantomeno con le Bcc che insistono nei territori interessati dalla presenza degli sportelli della banca veneta target. In caso di acquisto, poi, la parte più problematica sarebbe stata la gestione organizzativa, dal personale, ai processi da condividere, alla presenza sul territorio e quant’altro. Per un gruppo che non è ancora nato e che al momento è fortemente impegnato per dare vita a una propria organizzazione di gruppo di credito cooperativo che non ha eguali all’estero sarebbe stata veramente un’impresa titanica. Fattibile, ma titanica. Iccrea ha dovuto infine tenere conto del fatto che Intesa non è soltanto un competitor su questo tavolo. La banca guidata da Carlo Messina è anche tra gli advisor di Cassa centrale banca nel progetto di costituzione di un gruppo del credito cooperativo concorrente.
Va considerato, poi, come funziona il meccanismo per riuscire a spuntarla sui concorrenti. Poiché il passaggio è al prezzo simbolico di un euro, prevale chi riduce gli oneri che il Mef avrà sulla bad bank in cui conferire soprattutto i crediti deteriorati. Questo “sconto” può essere dato al ministero in tanti modi: meno garanzie richieste, ad esempio, su rischi legati agli asset o a contenziosi, oppure minore dotazione patrimoniale accettando di tenere una parte dei crediti unlikely to pay o crediti in bonis da valutare. Il ministero, in ogni caso, attingerà dai 20 miliardi stanziati per le banche in crisi (dunque anche per Mps) per mettere capitale nella bad bank. Anche se non è chiaro come Bruxelles possa consentire questo percorso. I tempi, in ogni caso, sono strettissimi. Il prossimo fine settimana il ministero dell’Economia chiuderà la partita, dunque le offerte devono arrivare presumibilmente entro le prossime ore. Se, come emerso martedì scorso, il percorso scelto sarà la liquidazione coatta, da lunedì le due banche venete cesserebbero l’attività bancaria e dovrà essere contestualmente presente un compratore per garantire la tutela delle attività dei due istituti.

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