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Per le banche venete soluzione ancora difficile. Oggi il dossier a Intesa

Le ore passano ma la soluzione per salvare Popolare di Vicenza e Veneto banca non si concretizza. La tela che il Tesoro, il management guidato da Fabrizio Viola e i registi dell’ultimo progetto di intervento – i vertici di Unicredit e di Intesa Sanpaolo – non sta per ora riuscendo ad aggregare nessun altro istituto disposto ad accollarsi la quota parte del fabbisogno da 1,25 miliardi che l’antitrust Ue ha imposto per autorizzare la ricapitalizzazione “preventiva” statale fino a 5 miliardi a cura dello Stato.
Oggi il dossier, come ha detto il presidente Gian Maria Gros-Pietro, sarà affrontato nel cda di Intesa Sanpaolo: «Non è un tema all’ordine del giorno, ma penso che se ne parlerà», per quella che viene definita un’informativa. Niente di più, anche perché mancano quasi del tutto i contorni di certezza sulle richieste patrimoniali di Francoforte e Bruxelles. «Ci vorrà qualche giorno ma una soluzione la troveremo », dicono fonti vicine al dossier. Chissà che non venga dal Medio Oriente: il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan proprio ieri mattina ha incontrato il ministro delle finanze del Qatar Ali Al Emadi, in visita a Roma, prima tappa di un giro di capitali europee. L’incontro s’è svolto «in un’atmosfera molto cordiale, in linea con l’ottimo stato delle relazioni politiche ed economiche tra i due Paesi – riporta una nota del Tesoro – e i ministri hanno convenuto di proseguire l’importante cooperazione bilaterale in numerosi settori economici e finanziari». L’autunno scorso il Qatar fu vicino a rilevare quote nel capitale del Montepaschi.
Oggi a Vicenza un cda della banca locale è convocato alle 11. Potrebbe assumere toni drammatici: Viola relazionerà sullo stato dei lavori, del cordone di intervento delle banche private che ancora non si vede, mentre le due banche perdono fino a 200 milioni al giorno di raccolta sui depositi. Al termine della riunione non è neanche da escludere che, come ha detto il presidente Gianni Mion venerdì, in assenza di «risposte chiare e precise», gli amministratori decidano di compiere un gesto plateale per affidarsi alla vigilanza di Francoforte e lasciarle decidere se non sia arrivato il momento di chiamare la “risoluzione” di Vicenza e Veneto banca, per salvaguardare le attività i servizi essenziali come depositi e attività di pagamento, e liquidare il resto. Un po’ come avvenuto nel novembre 2015 per le quattro banche ponte del Centro Italia, e con il sicuro azzeramento del capitale (i 3,5 miliardi del fondo Atlante) e degli 1,2 miliardi di bond subordinati veneti. Il problema è che il pressing del Tesoro – sempre più deciso – ha ricevuto ben poche disponibilità: e dietro le quinte quasi tutti gli operatori si chiamano fuori. Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm, ieri ha detto: «In questo momento stiamo risolvendo i compiti a casa nostra. Francamente non ne so niente, non ci hanno mai convocati ».
Il bond subordinato Veneto banca da 150 milioni, che scade il 21 giugno, andrebbe rimborsato entro domenica 18. Gli amministratori hanno chiesto alla vigilanza se devono comunque rimborsarlo; ma sperano tanto di avere una fumata bianca sul salvataggio per quella data.

Andrea Greco

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