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Le banche Usa macinano utili oltre 30 miliardi in tre mesi

Il paradosso della finanza a stelle e strisce. Le più dotte analisi sulla ricorrenza decennale di Lehman Brothers lo avevano spiegato: chi ha generato la crisi che dal 2008 scuote l’Europa, e l’Italia più di tutti, se la passa benissimo oggi, e non ha cambiato di molto il vecchio mestiere. I conti del terzo trimestre delle principali banche statunitensi lo confermano in modo ancor più plastico: nei mesi tra luglio e settembre i sei principali istituti hanno raggranellato 14 milioni di dollari l’ora, pari a 30,1 miliardi di dollari complessivi di utile netto. Sono proprio le attività di negoziazione sui mercati e di banca d’affari a sostenere gli utili, che derivano per oltre metà proprio dalle attività che mettono l’economia reale sotto scacco con turbolenze continue. E la riforma fiscale di Donald Trump, che ha abbassato di quasi un terzo le aliquote sui profitti al 20%, ha dato una bella mano a chi non ne aveva bisogno, consentendo ieri al presidente di intestarsi il merito con l’immancabile tweet: “We are Number One in World, by far!”.
In effetti, ci sono pochi settori come quello bancario in cui si è visto quanto vantaggio competitivo può generare, nel medio termine, l’avere una cornice uniforme di regole, prassi operative, trattamenti fiscali, e un solo governo con cui confrontarsi. Dieci anni fa le banche Usa saltavano come mosche, quelle europee stavano sornione alla finestra: mentre oggi l’Europa spreca fiato passando da un appello all’altro sul completamento dell’Unione bancaria ( su cui i governi dei maggiori Stati membri dissentono), mentre le banche d’affari Usa sono ripartite a supporto della Corporate America alla conquista del mondo. Goldman Sachs, nell’ultimo trimestre dell’era del leader Lloyd Blankfein, ha migliorato del 19% l’utile a 2,52 miliardi, dopo ricavi saliti a 8,65 miliardi ( 8,33 miliardi nel settembre 2017). I ricavi della sola banca d’investimento, da cui proviene il nuovo ad David Solomon, sono saliti del 10% a 1,98 miliardi. Per Morgan Stanley il terzo trimestre chiude con utile a 2,15 miliardi, + 20% sul settembre 2017 e anch’essa meglio delle aspettative. Il ramo banca di investimento ha ricavi maggiori del 15%, il trading fa + 8% a 3,1 miliardi. Il taglio delle tasse voluto dalla Casa Bianca, che ha limato l’imposta al 20% dal 29% precedente, ha giovato anche a Bank of America: utile netto in aumento del 32% a 7,16 miliardi, sopra le attese dopo ricavi saliti del 4% a 22,7 miliardi. Prima delle tre banche uscite ieri giorni fa era toccato alle tre loro rivali: tutte sulla stessa rosea falsa riga. Jp Morgan aveva battuto di poco le attese sui ricavi, con un aumento del 5% a 27,8 miliardi, e utili in crescita del 24% a 8,38 miliardi. Citigroup aveva sorpreso gli analisti con un guadagno in rialzo del 12% a 4,62 miliardi, grazie anche alla politica di riduzione dei costi e al miglioramento delle entrate nel trading, anche se a parità di fatturato, ancorato sui 18,4 miliardi e un pelo sotto le attese della media degli operatori, anche se dopo un giro d’affari generato nel trading salito del 7% a 4 miliardi. Infine c’era stata Wells Fargo, banca più commerciale ma con un utile netto di 6,1 miliardi di dollari nel terzo trimestre, in crescita di oltre un terzo rispetto allo stesso periodo 2017, con un fatturato in leggera crescita a 21,9 miliardi di dollari. Gli investitori di Wall Street, i più viziati della storia del mondo, non hanno reagito scattanti: anche se a fine seduta sono prevalsi gli acquisti. Il punto è che le quotazioni sono così alte che diventa difficile sostenere questi livelli); anche perché gli Usa sono per molti economisti al termine di un lungo ciclo espansivo, che potrebbe girare dall’anno prossimo. Per questo la Borsa tratta in chiaroscuro le banche Usa. Problemi che è bello avere, dato che a Piazza Affari le banche quotano sotto la metà del valore del patrimonio tangibile, oppresse dallo spread che decurta il loro portafoglio Btp da 360 miliardi e fiaccate dalle turbolenze estive che hanno ristretto le entrate da commissioni, come si vedrà nelle trimestrali in uscita a novembre.

Andrea Greco

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