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Le banche Usa a Fiat: “Altri 3,5 miliardi per conquistare tutte le azioni Chrysler”

Crolla la produzione Fiat in Italia mentre dagli Stati Uniti giungono le prime indiscrezioni sul valore delle azioni Chrysler ancora in mano al sindacato americano Veba. Secondo l’agenzia Bloomberg, il pool di banche che sta seguendo il dossier avrebbe definito una prima forchetta in vista dell’Ipo di fine dicembre che dovrebbe servire in realtà a stabilire il prezzo di vendita delle azioni al Lingotto. Il valore complessivo di Chrysler, secondo questo gruppo di analisti, dovrebbe essere compreso tra minimo di 9 miliardi e un massimo di 16. Una forchetta ancora ampia. Sempre in base a questi studi, il valore più probabile della società di Auburn Hills dovrebbe essere intorno ai 10 miliardi di dollari. Questo porterebbe il pacchetto del 41,5% ancora in mano al fondo del sindacato americano intorno ai 4,2 miliardi di dollari, circa 3,5 miliardi di euro. Questa la cifra che Marchionne dovrebbe sborsare per acquistare il 100% della casa di Detroit. Un importo non molto lontano, mainferiore, ai 5 miliardi di dollari chiesti inizialmente da Veba che avevano fatto sorridere l’ad del Lingotto.

Mentre in Usa si tratta, in Italia si attende. Per ora è come se esistessero due Fiat, qui da noi: una che produce, l’altra che stenta. Nella prima ci sono gli stabilimenti di Pomigliano, della Sevel di Atessa, dalla Maserati. La seconda comprende Mirafiori, che a fine anno toccherà l’ennesimo record negativo della sua storia, e Cassino. In mezzo c’è la fabbricadi Melfi, che è pronta a ripartire. È la fotografia scattata dalla Fim-Cisl, che ha calcolato le vetture prodotte dai singoli siti negli ultimi tre anni. La sofferenza più grande riguarda Mirafiori, la fabbrica simbolo di tutto il gruppo: da inizio gennaio al 31 ottobre, ha prodotto 19.500 Alfa Mito e stop. Vuol dire che a fine 2013 arriverà, forse, a 24 mila: è il 60% in meno di tre anni fa.
Lo stabilimento di Torino può consolarsi con il fatto che 990 lavoratori sono in distacco alla vicina Maserati di Grugliasco e soprattutto con gli investimenti annunciati dall’amministratore delegato Sergio Marchionne: «Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 la fabbrica ripartirà. E il modo di lavorare cambierà completamente », dice il segretario della Fim Torino, Claudio Chiarle. Lo stesso, però, non si può ancora dire della situazione di Cassino, quella che lo stesso leader della Fim, Ferdinando Uliano, definisce «la più critica». Nel 2011 sfornava più di 131 mila auto, ma nei primi 10 mesi di quest’anno è a quota 65 mila. Anche Melfi lavora la metà rispetto al 2011, ma l’investimento sui mini suv Jeep e sulla 500x è però «in stato avanzato», dice la Fim.
Ci sono anche le note positive.A fine ottobre Pomigliano ha toccato quota 130 mila vetture, superando le 105 mila dell’intero anno scorso. Ma all’appello mancano ancora 1.391 lavoratori ancora in cassa. La Maserati di Grugliasco ha già sfornato oltre 10 mila auto il 12 novembre. La cassa integrazione è la nota dolente. Gli 8 stabilimenti analizzati dalla Fim hanno 30.727 dipendenti. Di questi, 22.373 sono finiti in Cig almeno una volta nei primi dieci mesi del 2013.
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