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Le banche Ue reggono i tassi

Sono positivi i risultati degli stress test sui tassi di interesse per la maggior parte delle banche europee: lo ha reso noto la Bce, comunicando l’esito dell’ultimo esame condotto quest’anno su 125 istituti significativi dell’Eurozona. Secondo l’istituto di Francoforte, tassi più elevati creerebbero un aumento dei margini di interesse netti nei prossimi tre anni per la maggior parte delle banche, ma ridurrebbero il valore economico del capitale.

In particolare, sono stati verificati gli effetti di un aumento di 200 punti base dei tassi di interesse, che determinerebbe un incremento del margine di interesse del 4,1% nel 2017 e del 10,5% entro il 2019, riducendo il valore del capitale del 2,7%.

Nel caso in cui i tassi si mantengano stabili ai livelli del 2016 e non si verifichi una crescita della domanda di credito, i margini di interessi aggregati calerebbero del 7,5%. Alcune banche dovranno aumentare il livello del capitale per affrontare i rischi identificati nel caso in cui salgano i tassi di interesse, ma la domanda di capitale generale non cambierà.

Intanto Yves Mersch, membro dell’esecutivo dell’Eurotower, si è soffermato sulle polemiche relative alle nuove linee guida sugli npl, che prevedono la svalutazione in toto dei crediti deteriorati maturati a partire dal 2018. «La Bce ha recentemente lanciato una consultazione pubblica: lo abbiamo fatto perché siamo consapevoli che la riduzione dei rischi è necessaria per avere una maggiore condivisione dei rischi. Questo è il principio applicato in Europa. Più rapidamente riduciamo i rischi, più possiamo progredire nell’integrazione e nella creazione dell’Unione bancaria». L’istituto centrale è preoccupato per gli stock di npl ancora elevati. In ogni caso, «la nostra intenzione non è limitare la capacità di elargire crediti, ma avere un sistema bancario sano. Non sono proposte rivolte a un solo paese, anche se alcuni paesi hanno problemi forse superiori, per motivi che non hanno niente a che vedere con l’Europa ma con la struttura interna di questi paesi».

Giacomo Berbenni

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