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Le banche ubbidiscono alla Bce Dividendo sospeso per le big

MILANO Le banche italiane come altrove iniziano ad adeguarsi al diktat del regolatore europeo, che venerdì aveva chiesto di far slittare almeno a ottobre la distribuzione dei dividendi 2019, gli anticipi sul 2020 e i riacquisti di azioni. Un cuscinetto da 30 miliardi che consentirà nel frattempo di erogare 450 miliardi di euro di prestiti in più alle economie del Continente, malate di coronavirus e che per mesi almeno patiranno lo stop forzato.
Anche Intesa Sanpaolo e Banco Bpm, che riuniscono oggi i cda per decidere sulla “raccomandazione” piovuta il 27 dalla Bce, dovrebbero adeguarsi al rinvio, dati i termini chiari e perentori usati dal presidente della vigilanza Andrea Enria (e caldeggiati dalla Banca d’Italia). La scelta di rinviare è stata già annunciata, domenica sera, dalla rivale Unicredit (che differisce anche il riacquisto azionario da 467 milioni), e ieri mattina da Banca Generali e Mediolanum. Le tre banche hanno, nelle note ufficiali, tenuto aperta la porta della remunerazione agli azionisti, dall’autunno. «Il cda si riserva di convocare una nuova assemblea, subordinatamente a una revisione della raccomandazione Bce – ha scritto Unicredit – . Tale assemblea potrà essere convocata solo dopo il 1° ottobre 2020 o a seguito di un’eventuale nuova raccomandazione Bce sull’argomento, a meno che le condizioni di mercato o le conseguenze della pandemia di Covid-19 non consentano tale linea d’azione». Più speranzose paiono Banca Generali e Mediolanum, che operando nel risparmio gestito sono meno esposte di Unicredit e altre banche tradizionali alle perdite su crediti che ingolferanno presto il settore. «Banca Generali è fiduciosa, non appena ricorreranno le condizioni passata l’emergenza, di poter dare esecuzione alla proposta di distribuzione», riportava una nota della controllata Generali, segnalando «forti giustificazioni» alla cedola 2019 di 1,55 euro, basate su diversi argomenti di tipo patrimoniale, operativo e commerciale. Con simili parole e tesi (salvo l’aggettivo «forte» davanti a «giustificazione») la banca della famiglia Doris ha dato appuntamento agli azionisti dall’autunno, sperando che il coronavirus sia all’epoca solo un brutto ricordo.
In Borsa, dove prevale la visione a breve termine, il comparto bancario – tranne Banca Generali (-0,43%) è stato il peggiore: Unicredit -7,46%, Intesa Sanpaolo -6,12%, Mediolanum -4,91%, Mediobanca -3,62%, Banco Bpm-3,58%, Ubi -2,93%. I ribassi non si discostano troppo dal valore percentuale della cedola rispetto alla sua azione: segno che gli investitori ora hanno poca fiducia sul fatto che tra sette mesi le banche italiane saranno in grado di restituire quanto oggi congelano. Sembra insomma prevalere l’interpretazione fornita ieri dall’analista di Equita Giovanni Razzoli: «La mossa conferma la gravità della situazione: mai un regolatore si era spinto a chiedere di cancellare i dividendi. Secondo noi non si tratta di una sospensione, ma di una cancellazione tout court che rende quasi impossibile pagare nel 2020: gli utili verranno destinati a riserve e, se venisse eliminato il divieto, le banche dovrebbero chiedere autorizzazione per distribuirle, con ridotte probabilità di successo». Segno che i soldi serviranno, oltre che per fare più credito, per arginare prossime sofferenze: Equita stima che i 5,6 miliardi di dividendi 2020 congelati dalle banche in Italia consentiranno di far fronte a 14 miliardi di euro di crediti deteriorati in più. Se ne riparlerà dal 2021: quando, sempre per Equita, saranno Intesa, Mediobanca e Credem «le banche in grado di ripristinare più rapidamente la politica dei dividendi».
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