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Le banche tornano sotto pressione

Il destino delle banche è legato al rischio-Paese per la semplice ragione che gli istituti di credito sono i primi acquirenti dei nostri titoli di Stato. Così è stato nelle fasi più acute della crisi dei debiti sovrani, quando lo spread tra Bund e BTp viaggiava oltre quota 500, e così è stato anche ieri.
Ottovolante a Piazza Affari
In una seduta segnata dalle indicazioni altalenanti arrivate da sondaggi e proiezioni sulle elezioni italiane, i titoli del credito hanno avuto un andamento decisamente volatile. In netto rialzo poco dopo la chiusura delle urne, quando i primi istant poll davano il centro-sinistra in vantaggio sia alla Camera che al Senato. In decisa flessione poco dopo le 16 quando le prime proiezioni ribaltavano il risultato dei sondaggi dando il centro-destra in vantaggio al Senato. Il quadro che è emerso dalle proiezioni di fatto significa che il Paese è ingovernabile. Lo scenario peggiore per i mercati, la cui prima reazione è stata quella di vendere titoli di Stato italiani. Il differenziale di rendimento tra Bund e BTp, che era precipitato da 288 punti dell’apertura a un minimo di 255 dopo gli exit poll, è risalito velocemente per chiudere a 293. Le quotazioni dei titoli bancari, che hanno il peso maggiore in termini di capitalizzazione a Piazza Affari, hanno seguito specularmente questo movimento. L’indice Ftse Italia banche, che monitora l’andamento dei maggiori titoli del settore, è arrivato a toccare un massimo di seduta, intorno alle 15,30, a quota 10827 punti (in rialzo del 6,9% dall’apertura) per poi ripiegare, scivolando in territorio negativo pochi minuti prima delle 17 e chiudendo infine a 10267 punti, conservando un guadagno dell’1,38%. Inevitabile il riflesso sul listino milanese, che, in giornata, era arrivato a guadagnare il 4% e a fine seduta vedeva ridursi il progresso a +0,57 per cento.
Prevista alta volatilità
«Personalmente sono abbastanza stupito che Milano abbia chiuso in rialzo – commenta Aldo Visani, gestore di banca del Gottardo – il quadro che è emerso da questo esito elettorale è tutt’altro che positivo e mi attendo che nelle prossime settimane prevalga la volatilità sulla Borsa e sui titoli di Stato italiani. L’Italia si trova ad essere ingovernabile in una fase in cui c’è bisogno di forte governabilità. E questo si rifletterà inevitabilmente sulle quotazioni di BTp e azioni delle banche».
L’impatto sul Pil
Il rischio derivante da un quadro di ingovernabilità è duplice per il settore bancario. In primis, a causa della correlazione ricordata tra titoli di Stato e banche. Se questa situazione di stallo innescherà una nuova ondata speculativa sui titoli italiani, ci sarà un’inevitabile ripercussione sul settore bancario, che in questi mesi aveva ripreso terreno proprio sulla scia del ridimensionamento del rischio-Paese. In secondo luogo perché l’ingovernabilità rischia di aumentare in prospettiva l’incertezza sullo stato dell’economia. L’anno scorso il Pil è arretrato del 2,3% e per quest’anno il Fondo Monetario internazionale stima un’ulteriore frenata dello 0,7%. Tutto ciò ha avuto ripercussioni pesanti sulla qualità del credito delle banche. Nel solo mese di dicembre l’ammontare lordo delle partite deteriorate (cioè i crediti cosiddetti inesigibili) è cresciuto di oltre 3 miliardi, arrivando a sfiorare la soglia dei 125 miliardi (erano 107 a fine 2011). Con la qualità del credito in costante peggioramento si esaspera la grave stretta creditizia. Un circolo vizioso in cui le banche, che sono il principale canale di finanziamento dell’economia reale, concedono prestiti in maniera più selettiva per evitare di doverli svalutare in un secondo momento. Mentre le imprese, a fronte di condizioni più dure, non fanno richiesta di credito. Un’impasse che rischia di aggravarsi con lo stallo politico. Più tempo passa senza un Governo, più le riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno per tornare a crescere, infatti, tarderanno ad arrivare.

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