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Le banche spingono Piazza Affari

Milano (+1,25%) la migliore in Europa in attesa del fondo per il rilancio del credito
Le banche. Sempre loro le protagoniste. Almeno a Piazza Affari. Ieri, nonostante il settore dei media (complice l’Ops su Rcs) sia risultato il migliore (+4,07%), sono stati gli istituti di credito a spingere la Borsa milanese. Non è una novità. A causa infatti dell’eccessivo sbilanciamento del listino verso il settore le banche danno spesso il «la» a Piazza Affari. Nel bene e nel male. Ieri, nel bene. Le azioni del comparto sono salite soprattutto grazie alle attese per il varo, da parte del governo, del fondo (in alternativa due) che dovrà contribuire a sciogliere il nodo delle sofferenze bancarie e delle eventuali ricapitalizzazioni. Il veicolo, infatti, da una parte sarà «dedicato» agli aumenti di capitale per contrastare eventuali eccessi di inoptato o multipli troppo bassi. E, dall’altra, avrà come obiettivo le tranche junior delle cartolarizzazioni dei crediti deteriorati delle banche (quelle senior sono assistite dalla garanzia pubblica, le Gacs).
A fronte di una simile prospettiva è chiaro che, dopo infinite settimane di crolli(soprattutto dopo l’introduzione del meccanismo del bail-in), gli acquisti sugli istituti di credito, già avviati venerdì scorso, sono proseguiti. Certo, ci saranno state ricoperture. Oltre poi a specifiche strategie, in particolare dei fondi che vanno a leva (gli hedge fund). Ciò detto però «godiamoci», almeno sul fronte borsistico, il rialzo delle azioni del credito di ieri.
Una crescita che, va ribadito, ha la sua peculiarità in quel di Piazza Affari. Il Ftse Italia Bank, infatti, ha chiuso in crescita del 2,84% rispetto all’aumento dell’1,16% del corrispettivo comparto del paniere Stoxx 600. Cioè, non c’è stata la medesima crescita in Europa. E anche in Spagna l’indice bancario si è accontentato di un balzo dell’1,52%. Il che rafforza l’argomentazione a favore di una dinamica (almeno nell’ultima seduta) soprattutto italiana.
Così il Ftse Mib, alla fine, ha archiviato la seduta con la migliore performance (+1,25%) tra le principali Borse del Vecchio continente. A seguire Madrid (+0,83%). Poi, via via tutte le altre: da Francoforte (+0,63%) fino a Parigi (+0,22%)
Ma non è stata solo una questione di banche. Nel pomeriggio, mentre Milano guidava (una volta tanto) i rialzi in Europa, Wall Street ha aperto positiva. Al di là dell’avvio di New York l’interesse degli operatori si è volto verso l’altra sponda dell’Atlantico per un motivo preciso: l’avvio della stagione delle trimestrali statunitensi. Le attese, a ben vedere, non sono entusiasmanti. Secondo FactSet le stime sugli utili del primo quarter 2016 delle società dell’S&P 500 sono in calo del 9,1%. Si tratta di una previsione piuttosto negativa: basti pensare che, solamente al 31 dicembre scorso, il mercato stimava un tasso di crescita dello 0,6%. Insomma, un bel ripensamento. Già, ma dovuto a quali settori? Il calo dei profitti, indica sempre FactSet, dovrebbe essere conseguenza soprattutto del comparto energetico. Seguito, poi, da quelli dei materiali di base e dal mondo finanziario. Positivi, invece, le telecom e i consumi discrezionali.
Fin qui il mondo azionario. Quale, però, l’andamento del reddito fisso? Lo spread BTp-Bund è rimasto praticamente invariato (123 punti base contro 122 di venerdì scorso) con il tasso del decennale italiano all’1,35%. Analoga la dinamica in quel di Madrid: qui la differenza di rendimento rispetto al governativo tedesco si è attestata a 140 basis points (erano 142 alla fine della settimana scorsa).
Infine in crescita il petrolio. Una dinamica quest’ultima, a differenza della continua corsa dell’oro (arrivato oltre 1.258 dollari l’oncia e migliore asset class del 2016), che ha indubbiamente aiutato le Borse. La commodity, in tarda serata e nella versione statunitense del Wti, viaggiava oltre a 40 dollari al barile. Vedremo se il trend continuerà anche oggi. Una seduta, quella odierna, dove tra le altre cose è attesa l’asta dei Bot a 12 mesi.

Vittorio Carlini

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