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Le banche spingono Milano

di Luca Davi

Ancora una seduta, la terza in settimana, in rialzo per Piazza Affari. Dai minimi toccati venerdì scorso, il Ftse Mib ha guadagnato il 14,7%, di cui il 2,07% solamente nella seduta di ieri. Un guadagno più sostanzioso rispetto a quello messo a segno dai principali indici europei: ieri, ad esempio, lo Stoxx 600 è salito dello 0,66 per cento.

Tutto si deve al buon recupero effettuato dal comparto dei bancari, che anche nel corso dell'ultima seduta ha realizzato un'ottima performance: UniCredit è salita del 6%, tornando così sui livelli del 9 settembre scorso; Intesa è cresciuta del 5,88% ed è sui massimi dal 18 agosto; bene anche Banco Popolare (+2,7%), Banca Mps (+3,3%) e Ubi (+3%). I titoli finanziari, che valgono oramai circa il 25% dell'intero listino italiano, stanno beneficiando, almeno apparentemente, di un lento ma progressivo rasserenamento del problema del debito in Eurozona. Ieri, ad esempio, il Bundestag tedesco ha approvato la misura che aumenta il potenziale del fondo salva-Stati (Efsf). La notizia era più che attesa dai mercati e così non ha smosso di molto gli indici. Ma è comunque stato interpretato come la conferma della volontà politica di contenere in prospettiva il problema del debito di Atene. Analogamente, gli operatori potrebbero aver apprezzato il fatto che Berlino abbia dato mandato a una società di consulenza di attuare un piano alternativo a quello dell'Efsf (tanto che nei giorni scorsi è spuntata l'ipotesi del cosiddetto piano Eureca, messo a punto da Roland Berger). «Sarebbe un ulteriore segnale che, "dietro le quinte" della politica, qualcosa si muove davvero», spiega il gestore di un grande fondo azionario italiano.

Difficile dire se ci si trovi di fronte a un vero cambio di tendenza rispetto alla pesante débacle tracciata in luglio e agosto. Forse, secondo alcuni analisti, stiamo assistendo a un semplice tentativo di stabilizzazione degli indici. Oppure, più probabilmente, «a farla da padrone potrebbero essere i movimenti in acquisto effettuati da qualche grande investitore istituzionale, che dopo essersi alleggerito di equity italiano, oggi torna timidamente a riaffacciarsi alla finestra». Un modo per puntare qualche fiche, insomma, qualora l'economia desse davvero segnali di ripresa.

Ieri, del resto, gli indici hanno dato sprazzi di vitalità proprio nel primo pomeriggio, quando oltreoceano è stata rivista al rialzo (a +1,3% da +1%) la stima dell'incremento del Pil Usa mentre sono scese di 37mila unità le richieste di sussidio di disoccupazione da parte dei cittadini statunitensi. Dati che hanno in qualche modo raffreddato i timori di una recessione di cui «si parla molto ma della quale ancora mancano i numeri che la certifichino», spiega un altro operatore. Ecco perché ad apparire tonici sono stati anche i titoli industriali, come Impregilo (+2,58%), Prysmian (+2,6%), Fiat (+1,5%). Bene anche gli energetici: Enel è cresciuta del 2,6%, Eni dell'1,45%, Terna dell'1,1 per cento.

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