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Le banche spingono Milano. Vendite sui titoli di Stato

Non doveva essere una riunione tale da scuotere i mercati finanziari quella della Bce che si è tenuta ieri a Francoforte: niente in confronto ai fuochi d’artificio del precedente appuntamento del 10 marzo in cui l’Eurotower tagliò i tassi e annunciò il potenziamento del «quantitative easing», e così in fondo è stato. Gli investitori hanno infatti proseguito per la propria strada quando Mario Draghi ha sostanzialmente confermato l’orientamento ultra-espansivo dell’istituto centrale, limitandosi a rimanere alla finestra in attesa dei primi risultati delle azioni intraprese.
Così, in una giornata incerta e contrastata per le Borse, Piazza Affari ha terminato in rialzo dello 0,4% (quarta seduta consecutiva, massimi da un mese) spinta ancora una volta dai titoli del settore finanziario. Da quando si sono diffuse le prime indiscrezioni sulla creazione del fondo Atlante (che ieri lo stesso Draghi ha definito «un piccolo passo nella giusta direzione») l’indice Ftse Mib è risalito dell’11% e le banche di oltre il 13%, recuperando circa un terzo delle perdite sofferte da inizio anno. Nel resto d’Europa Madrid è riuscita a fare meglio (+0,55%) e anche Francoforte ha chiuso positiva (+0,14%), mentre Parigi (-0,2%) e Londra (-0,45%) hanno fatto un passo indietro.
Non sono comunque mancate, durante la conferenza stampa di Draghi, le consuete oscillazioni sui listini: quelle più eclatanti hanno riguardato l’euro, proprio come a inizio marzo ma nella direzione opposta. La divisa comune si è infatti apprezzata di quasi una «figura» nei confronti del dollaro, spingendosi a sfiorare quota 1,14, cioè i massimi toccati 10 giorni fa, per poi precipitosamente tornare sotto la soglia di 1,13. Il Governatore, da parte sua, ha evitato riferimenti diretti alla valuta, circostanza che avrebbe secondo quanto sostengono gli operatori ha provocato il movimento iniziale.
Il fatto di non avere poi sostanzialmente chiuso la porta a ulteriori interventi di politica monetaria (neppure all’ipotesi suggestiva «helicopter money», che però non è stata affrontata dal board) ha contribuito a sgonfiare l’euro: in pratica un esercizio di equilibrismo per evitare un apprezzamento della valuta, eccessivo e dannoso per gli esportatori europei e anche per la stessa inflazione che la Bce ha come unico obiettivo. La palla, in tema di cambi, passa adesso nel campo della Federal Reserve che sarà chiamata a decidere sui tassi Usa mercoledì prossimo.
Alla fine della giornata il movimento più eclatante è quello sui titoli di Stato, ieri venduti a piene mani indipendentemente dal fatto che fossero BTp o Bund (lo spread Germania-Italia sui decennali si è mantenuto a 123 punti base, ma i rispettivi rendimenti sono saliti allo 0,23% e all’1,46%). Più che all’ipotesi di un tetto ai titoli di Stato detenuti dalle banche di cui si discuterà oggi e domani all’Ecofin (in quel caso a perdere terreno sarebbero stato presumibilmente i titoli italiani), gli analisti sono propensi a ricondurre il movimento a ragioni tecniche e anche a una riconsiderazione delle attese sull’inflazione europea, che anche a detta di Draghi dovrebbe riprendere quota nel secondo semestre. Uno spostamento verso l’alto della curva dei Bund (e di conseguenza di tutti i sovrani europei) si era del resto verificato per ragioni simili un anno fa: alcuni fattori di allora sono in campo anche oggi, gli investitori si augurano però movimenti meno drammatici.

Maximilian Cellino

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