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Le banche spingono le Borse: +2,8% Milano

Per Piazza Affari maggior rimbalzo in Europa, spread BTp-Bund in calo – Wall Street sale e fa segnare il nuovo record
Più indizi confermano il ritorno della propensione al rischio degli investitori. Le Borse europee hanno vissuto un’altra seduta all’insegna del recupero (+1,7%, Piazza Affari maglia rosa a +2,83%) spinte dai titoli bancari. Cresce la convinzione che a breve giro verrà trovata un’intesa politica per risolvere la crisi delle banche europee. Anche la cancelliera Angela Merkel, riferendosi però solo alle banche italiane, è ottimista: «Sono in corso intense consultazioni tra il governo italiano e la Commissione europea e sono del tutto convinta che la questione verrà ben regolata. Non vedo svilupparsi una crisi».
Movimenti d’acquisto anche in Asia. La Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi con un aumento del 2,46%, un valore ormai non distante dai livelli pre-Brexit. Fra i fattori che hanno spinto il listino ci sono le aspettative di un nuovo piano di stimoli in Giappone. Il rialzo corale delle Borse è confermato anche da Wall Street che ieri ha aggiornato nuovi massimi storici con l’indice S&P 500, salito fino a 2.148 punti.
Altro forte indizio da appetito per il rischio è la caduta dell’indice Vix che esprime la volatilità sui mercati. Questo termometro è planato a quota 12 (dopo il Brexit era a 26), un livello considerato tranquillo. Inoltre, e questo è il terzo indizio, ci sono state prese di beneficio generalizzate sui beni rifugio. Il rendimento del Bund a 10 anni è risalito prepotentemente da -0,17% a -0,1% facendo scendere lo spread BTp-Bund da 138 a 132 punti. Il dollaro è calato sulle principali valute (dollar index ha perso lo 0,3%). Lo yen (considerato il rifugio per eccellenza e per molti versi il bancomat mondiale per gli investitori che applicano il “carry trade”) si è svalutato anche ieri, totalizzando una svalutazione del 4% in due sedute sul biglietto verde. In questo contesto la sterlina si è apprezzata dell’1,8% sul dollaro risalendo oltre 1,32. Prese di beneficio anche sull’oro, sceso a 1,340 dollari mentre il petrolio – dopo aver chiuso la peggiore settimana da gennaio – è rimbalzato del 2%.
Osservando l’andamento delle classi di investimento è evidente che i flussi di capitale hanno abbandonato le aree di rischio (dove si erano rifugiati dopo la Brexit) per riposizionarsi su investimenti più redditizi. Un movimento che riflette le aspettative di una risoluzione delle tensioni bancarie europee e, soprattutto, nuovi interventi a pioggia delle banche centrali. I mercati si aspettano nuovi stimoli dalla Bank of Japan e dalla Bank of England (quest’ultima potrebbe annunciarli già nella riunione di domani). Inoltre si aspettano che a breve la Bce riveda i paletti per l’acquisto di titoli di Stato nell’ambito del programma di quantitative easing. L’istituto di Francoforte potrebbe tagliare il tasso sui depositi(da -0,4% a -0,5%) e/o eliminare il vincolo “capital key” all’acquisto di titoli, in base al quale oggi può comprare bond governativi solo in proporzione alle quote di partecipazione dei rispettivi Paesi al suo capitale sociale (quindi può acquistare più titoli tedeschi che francesi e più titoli francesi che italiani, ecc.). Eliminando il vincolo si amplierebbe la platea dei titoli acquistabili e il “Qe” potrebbe continuare a funzionare senza intoppi (perché ora rischia di bloccarsi perché i titoli tedeschi da acquistare si stanno esaurendo). Goldman Sachs calcola che in questo caso la “Bce potrebbe comprare altro tempo, e cioè fino a 18 mesi”, prima che non si ripresenti il problema, ovvero prima che ci sia il rischio che si prosciughi il bacino di titoli del debito pubblico tedesco acquistabili. In questo clima ieri il Tesoro ha collocato 6,5 miliardi in BoT annuali: domanda per oltre 10 miliardi, tasso -0,176%, in calo di cinque centesimi dall’asta precedente.
Oltre alle manovre espansive i mercati si aspettano poi una Federal Reserve ancora accomodante, con lo spettro di un nuovo rialzo dei tassi negli Usa sempre più lontano. Questo mix sta alimentando la propensione al rischio con il pericolo però di creare nuovi effetti distorsivi. Se un rialzo è motivato da un equilibrato adeguamento degli indici di Borsa alla crescita degli utili delle aziende quotate, va tutto bene. Ma se le Borse salgono solo perché si aspettano altra droga dalle banche centrali – droga che finisce per alimentare la bolla dei tassi negativi sui titoli di Stato – allora non è certamente un bel segnale per il futuro. Lo scopriremo fra un paio di settimane, quando terminerà la stagione delle trimestrali partita ufficialmente ieri con Alcoa che ha chiuso il secondo quarto con un calo dei profitti del 3,6 per cento.

Vito Lops

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