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Le banche sono l’ago della bilancia

Clausola di cambio di controllo. È questo uno dei nodi finanziari dell’operazione di riassetto di Ansaldo Energia. La clausola è stata sottoscritta due anni fa con le banche, al momento dell’ingresso del fondo americano First Reserve Corporation nell’azionariato. Forse, già allora, la previsione era per un prossimo mutamento nella proprietà dell’azienda genovese.
Ora il contratto siglato con le banche potrebbe assumere un’importanza decisiva. Il nuovo compratore dovrà infatti andare a trattare con l’azionista di maggioranza Finmeccanica e con il private equity statunitense, sapendo di dover rinegoziare le linee di credito con gli istituti finanziatori (nel pool ci sarebbero Bnp Paribas-Bnl, Intesa Sanpaolo e UniCredit) circa 400 milioni di euro di prestiti. Il mondo finanziario e bancario avrà, dunque, un’influenza decisiva sul passaggio di proprietà di Ansaldo Energia.
Anche First Reserve si è mosso prontamente. Il fondo americano, pur essendo in minoranza, non ha un ruolo così marginale in tutta la vicenda. In quanto socio avrebbe infatti un diritto d’opzione sulla quota di Finmeccanica. Ma l’impressione è che First Reserve voglia monetizzare l’investimento di due anni fa. La possibilità di ottenere un mega-rendimento, per il private equity americano, è infatti concreta. Ecco dunque spiegato il mandato conferito alla banca d’affari più vicina al gruppo finanziario di Greenwich nel Connecticut: cioè a Goldman Sachs.
Fino ad oggi Siemens è stata favorita per l’acquisto di Ansaldo Energia. Gli advisor finanziari del gruppo tedesco, cioè i banker di Credit Suisse, si muovono sul dossier dell’azienda genovese ormai da diversi mesi. La conoscono alla perfezione e hanno già incontrato i manager di Finmeccanica e avrebbero anche già ottenuto un via libera di massima alla loro operazione da parte di First Reserve. Siemens ha la potenza di fuoco necessaria a rinegoziare il debito bancario di Ansaldo Energia senza problemi.
Ma l’ingresso sulla scena del Fondo strategico e di una cordata italiana potrebbe sparigliare le carte. Il Fondo strategico si è mosso in ritardo rispetto a Siemens, ma già nei prossimi giorni potrebbe definire ufficialmente le banche che lo affiancheranno e soprattutto gli imprenditori alleati. Il gruppo finanziario guidato da Maurizio Tamagnini ha come azionista la Cassa Depositi e Prestiti: colosso di emanazione statale, che in questo momento è protagonista del riassetto delle società pubbliche (da Eni-Snam fino a Sace e Fintecna). E proprio la presenza della Cdp alle spalle potrebbe fornire quella liquidità necessaria a affrontare senza problemi qualsiasi nodo finanziario con il mondo bancario.

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