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Le banche si rafforzino

Le banche europee devono rafforzarsi per garantire i finanziamenti necessari alla ripresa economica. Lo ha sottolineato la Banca centrale europea nel suo Bollettino mensile, spiegando che «negli ultimi mesi le banche hanno ampliato l'offerta di credito al settore privato in un contesto in cui le dimensioni complessive dei loro bilanci sono rimaste sostanzialmente stabili.

Dovranno ancora dimostrarsi capaci di incrementare la disponibilità di tali finanziamenti a fronte di un ulteriore aumento della domanda. Ove necessario», ha aggiunto la Bce, «per raccogliere questa sfida è indispensabile che le banche trattengano gli utili, ricorrano al mercato per rafforzare maggiormente la propria componente patrimoniale, oppure sfruttino appieno le misure di sostegno pubblico a favore della ricapitalizzazione».

Ampliando l'orizzonte allo stato patrimoniale dei vari paesi, l'istituto guidato da Jean-Claude Trichet ha ricordato che, da novembre, anche Italia, Spagna e Belgio subiscono tensioni sul debito sovrano e, «in dicembre e all'inizio di gennaio, i differenziali di rendimento dei titoli di stato a 10 anni dei paesi dell'area euro, rispetto ai titoli tedeschi, si sono lievemente ristretti, tranne che nel caso della Grecia. Nel mese, tuttavia, le tensioni nei mercati del debito sovrano dell'area sono rimaste elevate e, come in novembre, non si sono limitate soltanto a Grecia, Irlanda e Portogallo, ma si sono manifestate anche in altri paesi dell'area euro, quali Spagna, Italia e Belgio». «Il modesto restringimento dei differenziali», ha spiegato ancora la Bce, «è attribuito dagli operatori di mercato all'accresciuta attività associata al Programma per il mercato dei titoli finanziari condotto dalla Bce. Le informazioni provenienti dai mercati dei Credit default swap (Cda) hanno continuato a indicare tensioni nei mercati del debito sovrano dell'area euro. A causa di queste», ha concluso l'Eurotower, i Cds dell'area euro si collocano attualmente su un livello di 20 punti base superiore a quello medio dei Cds dei paesi nell'area orientale dell'Unione europea».

La Banca centrale europea prende anche in esame il quadro dell'inflazione e quello dei salari. I rischi per la prima derivano soprattutto da possibili nuovi aumenti delle quotazioni internazionali del petrolio e delle materie prime; tuttavia, essi, per il medio periodo, «permangono sostanzialmente bilanciati, ma potrebbero orientarsi verso l'alto». La Banca centrale europea ricorda inoltre che «gli incrementi delle imposte indirette e dei prezzi amministrati potrebbero superare le attese correnti, data l'esigenza di risanare i conti pubblici nei prossimi anni, e le pressioni sui prezzi nella catena produttiva potrebbero accentuarsi ulteriormente». I rischi al ribasso, ha aggiunto, «sono legati principalmente all'impatto sull'inflazione di una crescita potenzialmente più contenuta, data la presenza di incertezze».

Al contrario, la crescita dei salari è scesa ai minimi storici, frenata dalle dinamiche in Italia e Germania. «Nel terzo trimestre 2010», ha spiegato, «la dinamica delle retribuzioni contrattuali nell'area euro è diminuita all'1,4% sull'anno precedente, il livello minimo dall'inizio della serie nel 1991. Il calo di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente è riconducibile in particolare al rallentamento della dinamica dei salari fissati dai contratti collettivi in Germania e in misura minore in Italia, mentre la crescita salariale in altri paesi per cui sono disponibili i dati, non ha registrato variazioni di rilievo».

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