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Le banche segnalano gli studi

Studi legali oggetto di segnalazione antiriciclaggio per operazioni sospette (Sos), per il solo fatto di aver incassato sul proprio conto corrente commissioni dai conti esteri oggetto di regolarizzazione. Un po’ poco, specie in assenza di qualunque approfondimento da parte della banca segnalante sull’attività di assistenza prestata dallo studio in materia di voluntary disclosure, sui mandati ricevuti, sulle fatture emesse, sull’Iva versata. Eppure gli studi legali che hanno prestato assistenza in materia di voluntary disclosure stanno ricevendo visite dalla guardia di finanza, delegato dalla Uif all’approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette inoltrate dalle banche. Pare che con un po’ di superficialità, alcuni istituti di credito abbiano proceduto a segnalare gli studi legali della voluntary disclosure senza aver effettuato alcun approfondimento e solo per la presenza sui conti correnti intrattenuti dagli studi di bonifici esteri in entrata con causale «assistenza nell’ambito della regolarizzazione della posizione fiscale di fronte all’Agenzia delle entrate». Che parte del sistema bancario Italiano non avesse mai digerito una procedura di regolarizzazione, la voluntary disclosure, che si basa sul ravvedimento del contribuente, sulla confessione delle violazioni commesse all’Agenzia delle entrate e alla procura della repubblica competente, era cosa nota. Sarà stato del resto il «bottino» che le banche hanno messo da parte con lo scudo fiscale (3 miliardi di euro di raccolta netta), a far guardare con diffidenza una procedura confessoria in cui l’Autorità giudiziaria italiana e l’Agenzia delle entrate hanno un ruolo centrale. Ruolo centrale che nello scudo era proprio delle banche italiane, garanti dell’anonimato, della segretazione e dunque, in fin dei conti, dell’occultamento del provento delle evasioni fiscali dei loro clienti. La cosa che lascia stupefatti è come i dirigenti della funzione antiriciclaggio di questi istituti possano far partire delle segnalazioni per operazioni sospette senza aver fatto alcun approfondimento sulla natura delle operazioni segnalate. Per le commissioni incassate da conti esteri oggetto di regolarizzazione fiscale dagli studi legali che hanno prestato assistenza in materia di voluntary disclosure, minimali doveri di diligenza imporrebbero alle banche italiane prima di procedere a segnalazioni di operazioni sospette, di acquisire le fatture a cui i bonifici in entrata si riferiscono e, se permangono elementi di sospetto, di acquisire i mandati rilasciati dai clienti. Del resto una segnalazione antiriciclaggio effettuata da una banca in carenza di qualunque presupposto di legge per procedere alla segnalazione espone i soggetti segnalanti alla responsabilità penale per il delitto punibile a querela di parte previsto dall’art. 622 del codice penale (rivelazione di segreto professionale), secondo cui: «Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno». E pensare che se uno studio legale che ha prestato assistenza in materia di voluntary disclosure ha incassato le proprie commissioni su conti italiani, significa che non è ricorso a comportamenti censurabili come «gestire» la procedura di regolarizzazione tramite studi associati esteri.

Giovanni Galli

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