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Per le banche scudo da 20 miliardi Il governo chiede l’ok al Parlamento

Il governo prepara le munizioni per correre in soccorso del Monte e di altre banche che ne avessero bisogno. Lo fa chiedendo al Parlamento di autorizzare preventivamente un maggior debito di 20 miliardi (ove fosse necessario ricorrere a un decreto) per far fronte alle crisi bancarie. Una cifra più alta dei 15 miliardi finora ipotizzati, che lascia capire come l’esecutivo si prepari – se fosse il caso – a un intervento che spera risolutore. Ma, nello stesso tempo, Mps continua a tentare la strada della ricapitalizzazione sul mercato. I 20 miliardi di munizioni, ha spiegato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, serviranno per due fini: «Una garanzia di liquidità per ripristinare la capacità di finanziamento a medio e lungo termine» delle banche e «un programma di rafforzamento patrimoniale» nel rispetto delle regole Ue. «E’ una misura precauzionale », ha detto, mentre il premier Paolo Gentiloni si è augurato che «la responsabilità venga condivisa da tutte le forze del Parlamento».
Intanto sul fronte senese non c’è stato l’assalto agli sportelli Mps, però in due giorni di conversione volontaria dei bond i piccoli risparmiatori hanno portato titoli per circa 200 milioni. Un po’ più di quanto si aspettassero in banca nei primi giorno. Solo nell’ultimo giorno utile, domani, si muoveranno gli istituzionali e a quel punto si tireranno le somme.
L’altra buona notizia, per Montepaschi, è che è stato chiuso il contratto con Quaestio (che gestisce il fondo Atlante): insomma anche la cartolarizzazione di 9,2 miliardi di sofferenze nette e oltre 27 lorde – può partire. Un elemento fondamentale nella complessa manovra del rafforzamento patrimoniale per 5 miliardi, che da ieri è partita anche nella parte di aumento di capitale in azioni. Intanto il titolo in Borsa ha molto sofferto (-11%) e anche le quotazioni di molti bond subordinati sono scesi. Non era un passaggio scontato, la firma del contratto da parte di Quaestio, visti gli irrigidimenti del presidente Alessandro Penati, che aveva sollevato «forti perplessità» sul prestito ponte delle banche d’affari alla cartolarizzazione. In serata la schiarita, dopo le «condizioni mitiganti» ottenute; una decisione più che caldeggiata già ore prima da un azionista di peso, Intesa (che ha preso impegni fino a un miliardo di euro in Atlante) per bocca del suo amministratore delegato Carlo Messina: «Intesa è favorevole a che venga perfezionata l’operazione».
Questo non significa che l’aumento di capitale sia in discesa, anzi. A quanto pare non ci sono ancora segnali da parte del fondo Qia, del Qatar, ma anche per lui come per gli altri anchor investor i conti si faranno probabilmente solo all’ultimo momento, giovedì. E il cda si riunirà anche prima di venerdì per seguire in diretta l’operazione.
Il pubblico retail avrà tempo fino a domani alle 14 per sottoscrivere azioni. Il prezzo invece si conoscerà solo quando tutta l’operazione sarà conclusa. Gli istituzionali infatti hanno tempo un giorno in più per aderire all’aumento e a loro è indirizzata la parte preponderante (il 65%) delle nuove azioni. Anche l’ammontare esatto dell’aumento verrà reso noto solo a valle della conversione volontaria dei bond, per differenza rispetto ai 5 miliardi che devono essere raggiunti per scongiurare l’intervento pubblico.

Vittoria Puledda

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