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«Le banche salvate a spese della gente»

Diceva Karl Popper che chi fa scienza deve imparare dai propri errori. Ecco, questo è esattamente ciò che non si è fatto. Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’ , denuncia la «radice umana» della «crisi ecologica» del nostro tempo e richiama quella finanziaria: «Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura», scrive. Perché «la crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale». E invece «non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo». 
Le due cose sono collegate, si tratta sempre di pensare al «bene comune»: «La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia». Quando Francesco chiede di ascoltare «il grido della Terra e il grido dei poveri» (sorta di «riabilitazione» del teologo della liberazione Leonardo Boff: è il titolo di un suo celebre libro)e invoca una «conversione ecologica», fa presente che bisogna «evitare una concezione magica del mercato» perché «l’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere».
Elencati i guasti del pianeta, dal riscaldamento globale alla perdita di biodiversità, il Papa suggerisce «alcune linee di orientamento e di azione». Ci sono suggerimenti che valgono per tutti, «virtù ecologiche» come «evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili e così via».
Ma soprattutto c’è il problema di una «governance» dei problemi globali. La necessità di «un nuovo inizio», di «ridefinire il progresso» e compiere «un cambio di rotta» per «uscire dalla spirale dell’autodistruzione». Nel Nord del mondo — che ha un «debito» ecologico e sociale verso il Sud — il «consumismo ossessivo e compulsivo» illude i consumatori d’essere liberi, mentre la libertà è solo di «quelli che fanno parte della minoranza che detiene il potere economico e finanziario». È insomma «arrivata l’ora i accettare una certa decrescita» a beneficio dei più deboli. «La crescita sostenibile diventa spesso un diversivo». Occorrono «nuovi stili di vita».
Francesco cita la «Autorità politica mondiale» che invocò Benedetto XVI nella Caritas in Veritate e parla di «consenso mondiale» sulle grandi questioni, come la necessità di «sostituire prontamente e senza indugio» la «tecnologia basata sui combustibili fossili». In tema di cambiamenti climatici, come un monito in vista della Conferenza di Parigi, scrive che «la riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti». Ma poi ricorda sferzante «l’ampia quanto inefficace Dichiarazione finale» di Rio 2012: «I negoziati internazionali non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali». E se il candidato repubblicano alla presidenza Usa, Jeb Bush, aveva detto che non intende farsi dettare l’agenda dal Papa, ieri Obama ha invece annunciato che parlerà del problema dei cambiamenti climatici con Francesco «quando a settembre verrà in visita alla Casa Bianca».
L’essenziale della Laudato si ’ sta in una frase: «Noi non siamo Dio. La Terra ci precede e ci è stata data». Un documento «corale» che attinge a studi laici e riprende le riflessioni di conferenze episcopali di tutto il mondo, del patriarca ortodosso Bartolomeo e perfino di un «maestro spirituale» della tradizione islamica sufi, Ali Al-Khawwas, citazione di cui non si ricordano precedenti in un’enciclica.

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