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Le banche ritornano a fare utili

Mostra qualche segno di miglioramento il bilancio aggregato del Top Banche. I ricavi, rispetto al primo trimestre dello scorso anno, sono in lieve aumento dello 0,3%, a 14 miliardi, e al loro interno crescono sia il margine d’interesse (+0,4%) sia le commissioni nette (+2,8%) grazie al positivo andamento delle attività di risparmio gestito. I costi operativi calano dello 0,8%, a 8,5 miliardi, per la riduzione dell’1,8% del costo del lavoro pari a poco meno di 5 miliardi per i nove gruppi del campione. Di conseguenza cala al 60,9% il cost/income ratio, che esprime il rapporto tra i costi di gestione e il margine di intermediazione.
Il fatto di gran lunga più rilevante è però la caduta del 4,6% delle perdite su crediti: una prima inversione di tendenza che, qualora fosse duratura, ricreerebbe le condizioni per una crescita di redditività dell’intero sistema.
Si vedrà nei prossimi trimestri se siamo di fronte a un evento congiunturale o ad una svolta. Un giudizio sarebbe oggi prematuro anche per il permanere di segnali contraddittori. I crediti deteriorati da un lato aumentano, anche se di poco, in rapporto a quelli totali alla clientela (dal 10% al 10,2%) e dall’altro diminuiscono progressivamente rispetto al patrimonio netto tangibile (dal 108,4% del settembre 2013 al 106,9%).
Intanto, nell’immediato, l’effetto delle minori svalutazioni su crediti è quello di un robusto aumento dell’utile netto aggregato del trimestre: che dopo essersi ridotto all’osso il 31 marzo dello scorso anno, crollando a 767 milioni, risale la china con un balzo del 70%, attestandosi a quota 1,3 miliardi. A beneficiarne è anche il Roe del campione, il Return on equity, ovvero il rapporto tra utile netto e patrimonio netto, che sale di quasi due punti, al 3,9%, pur mantenendosi ancora molto distante dai valori pre-crisi.
Il quadro appare assai meno omogeneo a mano a mano che dall’aggregato scendiamo al livello dei singoli gruppi. Monte dei Paschi (Mps) e Banco Popolare chiudono il rendiconto trimestrale in perdita, ma da tutti gli altri, che lo chiudono in “nero”, si staccano nettamente Intesa Sanpaolo e UniCredit con un aumento del risultato corrente nell’ordine del 46% e del 19 per cento. Intesa Sanpaolo in particolare realizza il risultato netto più elevato degli ultimi otto trimestri: +503 milioni.
Mediobanca, che era in perdita nel primo trimestre dello scorso anno, iscrive a bilancio un utile di 90 milioni. E Banca Popolare di Sondrio batte l’intero Top Banche, mettendo a segno un rialzo del Roe di sei punti.
Il campione è difforme al proprio interno anche per quello che riguarda l’andamento delle perdite su crediti. Per tre gruppi che le riducono – UniCredit del 29%, Intesa Sanpaolo del 7% e Mps del 3,5% – ve ne sono sei che le aumentano, di cui tre in modo rilevante: Banca Popolare di Milano del 31%, Banca Popolare di Sondrio del 40% e Banco Popolare del 41 per cento.
Anche l’analisi dei crediti deteriorati evidenzia situazioni molto differenziate. La loro incidenza sul patrimonio netto tangibile è infatti superiore alla media per tre gruppi su nove del campione. Il più pericolante tra tutti è il Monte dei Paschi di Siena, i cui crediti dubbi sono pari al 427% del patrimonio netto tangibile; lo seguono Banco Popolare con il 232% e Banca Popolare dell’Emilia Romagna con il 151 per cento.
Migliora anche il tasso medio di copertura dello stock di crediti deteriorati: dal 43,9% di fine 2013 aumenta al 44,4 per cento. Ma a battere la media sono i soliti UniCredit e Intesa Sanpaolo, con tassi di copertura rispettivamente del 52,4% e del 46,7 per cento. Tutti gli altri gruppi si collocano al di sotto della media ed in certi casi con tassi di copertura addirittura inferiori al 30% del loro ammontare di crediti dubbi. Sono in questa situazione Banco Popolare (26,5%) e Ubi (27,3%), seguiti da Popolare di Milano (35,6%) e da Banca Popolare dell’Emilia Romagna (38,5%).
Secondo R&S, tutti gli istituti del Top Banche sono in linea con le nuove soglie di capitale entrate in vigore il 1° gennaio scorso con i nuovi criteri prudenziali di Balisea III. In sostanza, dal 1° gennaio di quest’anno le banche domiciliate nell’Unione europea debbono disporre di una quota minima di Cet (in pratica il capitale netto senza gli strumenti ibridi) pari ad almeno il 4,5% dell’attivo ponderato in base al rischio, di un Tier 1 (il capitale netto comprensivo degli strumenti ibridi) pari ad almeno il 5,5% e di un Total capital ratio, ossia di un capitale di vigilanza (comprendente il Cet ed il Tier 1) di almeno l’8 per cento.
Sono state varate a questo scopo diverse operazioni di rafforzamento patrimoniale. Banca Popolare di Milano ha ceduto in modo parziale la partecipazione in Anima (risparmio gestito) ed ha effettuato un aumento di capitale da 500 milioni. Altre aumenti di capitale sono stati deliberati da Bper (per 750 milioni) e Banca Popolare di Sondrio (per 450 milioni, di cui 350 a pagamento, più l’emissione di un prestito subordinato da 500 milioni), mentre il Monte dei Paschi di Siena ne ha in corso uno monstre da 5 miliardi.

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