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Le banche riportano Milano in rosso

di L:uca Davi

Il declassamento di Standard and Poor's delle sette banche italiane arriva in serata, ben più tardi della chiusura ufficiale degli scambi a Piazza Affari. E il listino milanese non riesce neppure a registrare un'eventuale variazione dell'umore degli operatori sullo stato di salute del credito italiano, alla luce del taglio del rating. Ma non per questo Piazza Affari può evitare di chiudere in territorio negativo una nuova seduta vissuta all'insegna dell'alta volatilità. Il Ftse Mib ha ceduto l'1,65%, in linea con il calo dell'1,4% di Londra, dell'1,62% di Parigi e del -2,47% di Francoforte.

L'indice si è mosso in verità in cerca di una direzione per tutta la giornata. A partire dalla mattinata, quando ha registrato un picco sopra i 14.500 punti, rientrato però nel giro di un'ora. Dalle 11 in poi, il Ftse Mib ha tracciato un tumultuoso saliscendi interrotto solo con un breve sussulto al rialzo in coincidenza con l'apertura di Wall Street. A tirare giù il listino sono state ancora una volta i titoli bancari e la Fiat, punita – questa volta in tempo utile per registrarne gli effetti in Borsa – dal taglio del rating di Moody's.

Il calo delle banche

Partiamo dalle banche. L'indice bancario italiano (-2,6%) ha fatto ancora una volta peggio di quello europeo (-1,6%), a conferma dell'avversione degli investitori verso i titoli del credito. Dopo il rimbalzo di martedì, i più grandi detentori di titoli di Stato (le prime cinque banche italiane conservano circa 150 miliardi di BTp in "pancia"), sono state colpite dalle vendite anche alla luce di un allargamento della forbice tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, ieri arrivato a 399 punti base. Intesa Sanpaolo ha così lasciato sul terreno il 3%, Unicredit il 2,9%, Banca Mps l'1,35%. Male anche Mediobanca che perde il 3,25% e approva un bilancio con utile in lieve calo e svalutazioni su titoli greci per 108 milioni di euro.

Moody's su Fiat

Molto peggio è andata a Fiat, che dopo aver chiuso la seduta di martedì come il titolo migliore del listino, sulla scia delle conferme dei target da parte dell'amministratore delegato, Sergio Marchionne, ieri si è rivelata la peggiore del paniere. Il Lingotto ha subito il taglio del rating da parte di Moody's, a Ba2 da Ba1, con outlook negativo, a causa della maggiore integrazione con Chrysler e il titolo ha così chiuso in ribasso del 6,22% a 4,04 euro.

Gli altri titoli

In un quadro di volumi ridotti (il controvalore scambiato a Piazza Affari è stato pari a 2,1 miliardi di euro circa), di attesa per la riunione della Fed (che in serata avrebbe deciso su misure di sostegno all'economia) e di sostanziale cautela sulla Grecia (che avrebbe annunciato nuove misure di austerità a borse chiuse), gli investitori hanno insomma evitato di prendere posizioni rialziste. Se si tolgono le eccezioni di Fiat Industrial (+3,32%, grazie alla conferma degli obiettivi per Iveco e per il settore delle macchine agricole) e di Ansaldo (+7,62%, sulle nuove voci circa la vendita), a muoversi al ribasso sono state Exor (-2,22%), che è arretrata così come Pirelli (-2,20%). Un po' più contenuti i cali dei titoli energetici: solo Tenaris ha ceduto il 4,03%. Negativa la performance di Mediaset (-5,32%): il titolo, secondo molti operatori, si sarebbe mosso sulle incertezze che pesano sulle sorti politiche del premier, Silvio Berlusconi, azionista di riferimento del gruppo. Sul resto del listino spicca il +9,86% di Marcolin.

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