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Le banche pronte a calcolare gli sconti già sui bilanci 2018

Le banche italiane cominciano a fare i calcoli sulla possibilità di ridurre gli assorbimenti patrimoniali di alcuni finanziamenti prevista dalle nuove disposizioni del regolamento e della direttiva sui requisiti di capitale (Crr e Crd) approvate la settimana scorsa dal parlamento europeo.
L’aspettativa è che le nuove regole entrino in vigore prima della fine dell’anno consentendo agli istituti di credito di trarre benefici già nei bilanci del 2018. Stime ufficiali sull’impatto delle nuove previsioni non ce ne sono, ma secondo alcuni calcoli l’effetto sarebbe quello di un minore patrimonio prudenziale per tutto il sistema nazionale di circa 40 miliardi di euro. Come se ci fossero aumenti di capitale nel sistema per un valore equivalente.
L’indicazione che è emersa ieri, a valle dell’incontro tra i vertici dell’Abi e il presidente del parlamento Ue, Antonio Tajani, è che la fase del trilogo per le direttive “bancarie” in fase di revisione – oltre alla Crd, anche la direttiva sul bail in e quella sul trattamento contabile degli Npl (sulla quale ancora deve esprimersi il parlamento) – si svolga tra i mesi di luglio e ottobre. E questo anche per cercare di chiudere i dossier prima che finisca l’attuale legislatura europea.
Gli emendamenti a Crr e Crd, nella forma avallata da Abi e Confidustria che da tempo lavorando allineate a Bruxelles sul tema dei crediti, sono stati condivisi dagli esponenti di tutte le forze politiche italiane presenti nel parlamento europeo. Essi contengono un importante sconto in termini patrimoniali per le banche attive nel finanziamento alle Pmi, e alle famiglie nella forma di mutui o di finanziamenti a fronte della cessione del quinto dello stipendio. C’è poi anche un passaggio che consente alle banche che utilizzano i modelli interni di neutralizzare (sul loss given default) gli effetti negativi sul capitale delle cessioni massicce di crediti deteriorati che fanno parte di un programma pluriennale, evitando che queste alterino le serie storiche sulle quali si calcola la rischiosità di un operatore.
Se la soddisfazione del sistema italiano, e dei parlamentari europei a partire dal presidente della commissione Econ, Roberto Gualtieri, per il risultato ottenuto è elevata, il vero scoglio durante il trilogo sarà il fatto che il precedente governo non è stato altrettanto attivo nel Consiglio, il cui testo non contiene le disposizioni presenti nel documento del parlamento. Resistenze saranno probabili soprattutto sul loss given default – osteggiata dalla Bce – la forza del nuovo esecutivo si dovrà anche dal risultato che emergerà dal trilogo.
Novità sono in arrivo anche sugli Npl, perchè dopo la proposta della commissione la questione sta per approdare in parlamento con un testo che potrebbe allentare un po’ la stretta sugli accantonamenti per i crediti deteriorati. Gualtieri è uno dei relatori e ha già pronta la sua relazione, che dovrà comporre con l’altra relatrice olandese del documento. La presentazione della relazione è attesa in luglio, per arrivare poi all’approvazione degli emendamenti a settembre. Proprio ieri una posizione interessante in materia è stato espressa dal Cese, il Comiato economico e sociale, chiamato a dare pareri obbligatori seppure non vincolanti sulle direttive. Nel documento il Cese evidenzia come la normativa proposta dalla Commissione «non tiene in adeguata considerazione le differenze nelle legislazioni civili nazionali e le diverse velocità della giustizia civile». E ancora, il calendar provisioning «può forzare le banche a vendere velocemente» gli Npl impedendo le possibilità che si arrivi «alla ristrutturazione dei debiti dando agli imprenditori una seconda chance». Alcune banche, poi, potrebbero essere fortemente impattate dalla contemporanea adozione dell’Ifrs9 (gli accantonamenti previsti per perdite future attese sui crediti)e del caldendar provisioning. Dagli incontri di ieri è emerso anche il fatto che non ci sono controindicazioni da parte della Commissione (chiamata a dare un parere) rispetto al decreto ministeriale che dovrebbe prorogare le Gacs fino al prossimo anno.
«La priorità sono le riforme che non costano, l’Unione bancaria deve svilupparsi attuando il documento dei 5 presidenti sull’Unione monetaria che non è stato realizzato», ha detto ieri il presidente di Abi, Antonio Patuelli a Bruxelles. Quanto a Edis, lo schema comune di assicurazione sui depositi, «penso che non debba essere il ‘pre’ di tutto, visto che non c’è consenso è inutile paralizzare tutto il contesto dell’Unione bancaria».

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