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Le banche pensano alle maxi-assemblee entro fine anno

Dopo l’approvazione definitiva del decreto di riforma delle banche popolari, gli istituti studiano i tempi delle assemblee che dovranno sancire la trasformazione in Spa. Entro l’anno potrebbero essere convocate le straordinarie in cui, accanto al cambio di denominazione societaria, potrebbe essere proposta anche l’eventuale accordo di fusione e integrazione con altri istituti.

Ora che è arrivato il sigillo del Parlamento sulla riforma del settore, il destino delle 10 maggiori banche popolari è tracciato. La loro trasformazione in Spa dovrà avvenire entro 18 mesi dalla pubblicazione dei regolamenti di Banca d’Italia, che sono attesi nelle prossime settimane.
Difficile credere però che le banche attendano fino all’ultimo giorno – e quindi presumibilmente dicembre 2016 – per avviare la trasformazione societarie. Già nei prossimi mesi a muovere i primi passi in questa direzione saranno Veneto Banca e Popolare di Vicenza, che hanno già annunciato la loro intenzione di chiudere tra l’estate e settembre la loro la mutazione.
Ma le due banche popolari venete sono solo la punta dell’iceberg. Diverse tra le grandi banche popolari stanno infatti valutando di calendarizzare già per l’autunno il passaggio di forma societaria. Una mossa che però è destinata ad andare a braccetto con quella delle fusioni, da sempre invocate dalla Vigilanza e percepite come sempre più urgenti.
Ecco perché per molte banche popolari le assemblee straordinarie di trasformazione in Spa potrebbero coincidere realisticamente anche con quelle che approveranno le fusioni con altre consorelle. «Penso che se si fa un’aggregazione – aveva sottolineato nelle scorse settimane l’a.d. di Bper Alessandro Vandelli – poi si va in assemblea per approvarla insieme alla trasformazione in spa e all’elezione dei nuovi organi».
Lo schema attorno al quale alcuni istituti starebbero ragionando è quello di proporre ai propri soci una “fusione trasformativa”. In sostanza, una volta trovato il partner giusto con cui “convolare a nozze”, gli istituti porterebbero al voto di un’unica assemblea straordinaria il doppio passaggio di fusione e di trasformazione in Spa. Questa scelta avrebbe il vantaggio di ridurre i rischi di far fallire una proposta- normalmente indigesta ai soci – come l’aggregazione, su cui esiste sempre un margine di imprevedibilità quando si parla di banche popolari. Ad essa verrebbe infatti abbinato il tema della conversione di denominazione societaria, su cui invece non esistono margini di discrezionalità da parte dei soci.
Rispetto ai tempi, è possibile che le maxi-assemblee vengano convocate in alcuni casi già entro fine anno, almeno per le banche più grandi. Oppure, in alternativa, nella primavera del 2016. Se è vero che la trasformazione in Spa non richiede tempi tecnici importanti, è anche vero che l’iter completo di un’eventuale aggregazione – considerate la due diligence sui conti, la stesura dei patti di governance, l’approvazione e il deposito dei progetti di fusione e lo studio dei concambi – difficilmente può assorbire «meno di sei mesi – segnala un esperto di diritto societario – E pur ammettendo che due banche abbiano raggiunto già oggi l’accordo per una fusione, è difficile che possano arrivare in assemblea prima di ottobre o novembre». Una cosa, invece, è sicura: in un mercato che sembra destinato verso un (inevitabile) processo di consolidamento, una volta definita la prima alleanza, è realistico che si assista a un effetto domino, con una serie di aggregazioni a cascata. Con gli istituti più forti a dettare le regole del gioco.

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