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Le banche pagano il conto dei tassi negativi della Bce In sei anni persi 31 miliardi

MILANO — La “repressione finanziaria”, come la chiamano nel Nord Europa dove morde di più, è costata 25 miliardi di euro in sei anni alle banche europee, costrette a pagarli alla Bce per la liquidità non investita.
L’azzeramento dei tassi di interesse, arma nucleare utilizzata da Francoforte dal 2014 per favorire la circolazione dell’euro nelle economie continentali, ha probabilmente salvato la moneta unica: oltre a migliaia di imprese alleggerite così dei debiti e di banche con esse esposte. Ma ha avuto un corollario negativo in forma di interessi pagati alla Bce sulle giacenze di liquidità non fruite. Uno studio di Deposit Solutions, società fintech nata ad Amburgo nel 2011 che offre agli istituti una piattaforma aperta per ottimizzare i tassi, ha stimato che gli interessi negativi incassati a Francoforte, dal 2014 al 2019, sono stati 25 miliardi, 6,7 solo l’anno scorso.
La somma riguarda per un 4,1% banche italiane, che hanno versato in totale un miliardo di euro, e in prospettiva sono favorite dal sistema di “tiering” a due livelli introdotto nell’ottobre scorso, che allevia gli oneri alle banche del Sud Europa e li acuisce per quelle di Germania (già in passato la più esposta, con 8 miliardi di salasso in sei anni), Francia (5,8 miliardi), Olanda (3 miliardi). Ai tre Paesi, non a caso tra i “falchi” quando nell’Eurotower si discute se e quando risollevare il costo del denaro, fa capo il 70% degli oneri totali. Fuori dall’Eurozona pagano caro anche le banche svizzere, con 6,3 miliardi versati alla loro banca centrale dal 2014 sulle giacenze.
Introdotti dalla Bce guidata da Mario Draghi a metà 2014 per incentivare l’uso produttivo del denaro immesso con vigore dalla banca centrale dopo la crisi dei debiti sovrani (2013), i balzelli sui depositi presso la stessa Banca centrale sono aumentati di intensità negli anni, constatato che solo una minima parte di quel denaro confluiva nell’economia reale in forma di prestiti a imprese e famiglie. La gran parte dei prestiti della Bce, siano state le aste Ltro varate nel 2011 o le rinnovate Tltro (dal 2014 e ancora usate), si sono riversati sui mercati: per finanziare acquisti terzi di azioni e bond, o per comprarne in proprio tramite il carry trade, con cui le banche – in primis le italiane – usavano i prestiti gratuiti per comprare Btp e lucrare sulle cedole. Va detto comunque che il carry trade è stato decisivo per sostenere emissioni e prezzi dei titoli del Tesoro in una fase insidiosa.
Mesi fa, con il “tiering”, la Bce ha esentato dal calcolo degli interessi la liquidità fino a sei volte la riserva obbligatoria che ogni banca deve depositare presso l’Eurosistema. «Grazie al tiering la Bce allevia notevolmente le banche con moderata liquidità in eccesso, mentre penalizza ulteriormente quelle con elevata liquidità, incrementando il tasso di interesse negativo», dice Tim Sievers, ad e fondatore di Deposit Solutions, notando che «le istituzioni tedesche e francesi dovranno ancora aspettarsi pagamenti di interessi negativi annuali per miliardi ». Nel novembre 2019 le banche tedesche hanno riportato eccessi di deposito per totali 640 miliardi, ben oltre la soglia di sei volte la riserva minima (pari a 224 miliardi) oltre la quale iniziano a pagare interessi negativi. Le banche italiane avevano invece depositi eccedenti per 139 miliardi, di cui 108 esenti (78% del totale). Spagna, Portogallo, Grecia e Slovacchia sono perfino sotto le soglie di giacenza e non pagano. Lo studio, guardando avanti, stima che una limatura di 10 punti base dei tassi Bce comporterebbe addebiti aggiuntivi per 1 miliardo per le banche europee, un terzo dei quali in Germania.
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