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Per le banche l’impatto è di 4 miliardi

La cattiva notizia è che l’impatto combinato del “nuovo” addendum Bce e della proposta della Commissione Ue, inevitabilmente, toccherà le banche italiane. La buona notizia, però, è che l’effetto finale si profila più contenuto di quanto temuto solo qualche mese fa. Merito del lavoro di pulizia varato nel frattempo dalle banche italiane sui bilanci e del generale miglioramento delle condizioni economiche del paese.
Secondo le simulazioni sviluppate da Prometeia per il Sole 24Ore, le prime nove banche commerciali italiane – quelle interessate dalla misura Bce -, dovranno prevedere nel complesso coperture aggiuntive sui crediti comprese tra i 3 e 4,5 miliardi. Solo lo scorso ottobre, alla luce della prima bozza dell’addendum, la stima di extra-coperture rispetto a quelle che di norma le banche farebbero si aggirava a poco più del doppio. Il dato delle maggiori coperture va inteso a regime, cioè al termine dei sette anni previsti come orizzonte per la svalutazione totale dei crediti garantiti, oltre ai due anni per quelli non garantiti. Una forchetta, questa, che è frutto delle ipotesi sui tempi massimi di chiusura delle pratiche di recupero dei crediti garantiti (ovvero 8 anni nel caso più favorevole e 10 anni in quello peggiore).Tradotto in termini di assorbimento di capitale, significa che le stime dell’impatto del calendar provisioning si dovrebbero attestare tra i 15 e 30 punti base in termini di Cet 1 ratio, ovvero il rapporto tra il patrimonio di migliore qualità e gli attivi ponderati per il rischio. L’impatto si prospetta dunque più che gestibile da parte degli istituti italiani, il cui Cet1 ratio a fine settembre si attestava al 13,6%, in rialzo dal 12,6% rispetto a un anno prima.
Da allora tuttavia le banche hanno fatto diversi passi in avanti. «Se l’impatto è più basso del precedente, è perchè i tassi di copertura sui crediti nel frattempo sono cresciuti e le banche hanno fatto di più per pulire i bilanci, anche sulla spinta dell’introduzione del nuovo principio contabile Ifrs9 – spiega Giuseppe Lusignani, vicepresidente della società di consulenza – Il generale consolidamento dello scenario economico riduce la possibilità di generare nuovo credito deteriorato». Secondo i dati Bankitalia, il flusso di nuovi Npl, in calo dal 2014, è al 2% del totale dei prestiti, sotto la media pre-crisi. E con meno prestiti che rischiano di passare a deteriorati, di fatto, si riduce anche la necessità di extra-accantonamenti. Ancora più trascurabile poi l’effetto delle misure proposte dalla Commissione Ue, che prevedono svalutazioni complete dopo 8 anni sugli Npl garantiti nati da futuri erogazioni, e dopo due anni per quelli garantiti. Le stime di Prometeia, in questo caso, prevedono rettifiche aggiuntive e complessive, a regime, tra i 300 e i 600 milioni.
Gli effetti sui prestiti
Anche sulla capacità di erogare credito a famiglie e imprese non dovrebbero esserci impatti diretti, almeno in teoria. «Se una banca viene gestita in modo corretto e con elevati standard di credito – sostiene Thibault Douard, gestore del fondo Tikehau Subfin Fund specializzato su bond finanziari – i flussi in entrata di Npl dovrebbero rimanere limitati in futuro, così come gli accantonamenti». La realtà italiana rischia però di essere più complessa, e ancora una volta sono le banche di dimensioni medio-piccole a rischiare: «Se l’impatto sui profitti dovesse rivelarsi superiore alle attese – avverte Douard – c’è il pericolo che questo si traduca in una ridotta generazione di capitale e quindi di tornare al circolo vizioso post-crisi che ha comportato un inasprimento degli standard di creditoe un impatto negativo sulla crescita».
Certo, per il gestore non è lo scenario base «perché i campioni nazionali sono oggi molto più forti e in grado di compensare qualsiasi calo dei prestiti da parte di altre banche» e non sarà comunque una questione che si giocherà nel breve termine. Il rischio di un passo indietro nel finanziamenti all’economia reale però esiste, anche se forse sopravvalutato. «Credo che in Italia si sia ancora pesantemente condizionati da ciò che si è passato negli ultimi mesi, ma abbiamo anche dimostrato di raggiungere i risultati migliori di tutti nel rientro delle sofferenze quando si è messo mano seriamente al tema», sottolinea Claudio Manetti, a.d. di Fire, leader in Italia nel recupero crediti e attiva sul mercato degli Npl.
Per le banche conterà quindi occuparsi in modo più accurato dei nuovi flussi rispetto allo stock esistente. «Sotto questo aspetto – aggiunge Manetti – l’intervento della Bce potrebbe offrire una spinta ulteriore a lavorare in modo più accurato inadempiente probabili, perché occorre stabilire un sistema di allarme preventivo in modo da accorgersi per tempo del rischio credito: tutto questo contribuirebbe a rendere più moderne le nostre banche e forse a favorire anche un processo di aggregazione». Da fonte di rischio a opportunità il passo, in teoria, potrebbe essere breve.

Maximilian Cellino
Luca Davi

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