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Le banche italiane superano gli esami «Srep» della Bce

A 13 mesi dal comprehensive assessment, la Bce torna a dare le pagelle alle banche europee. E le italiane se la cavano: Mediobanca, Intesa e Bpm risulterebbero in seconda classe, che corrisponde a un ottimo posizionamento, la maggioranza in terza e due (PopVicenza e Veneto Banca) formalmente bocciate ma sostanzialmente a un passo dalla promozione, visto che hanno in cantiere aumenti di capitale che dovrebbero riportarle al di sopra dei requisiti minimi di capitale.
Secondo le informazioni raccolte da Il Sole 24 Ore, sarebbero questi gli attesi risultati dello Srep, il Supervisory review and evaluation process, avviato in estate, entrato nel vivo a settembre con la comunicazione dei risultati preliminari e terminato mercoledì con la consegna di quelli definitivi. Cioè dei nuovi requisiti minimi di capitale che i singoli istituti dovranno rispettare nel 2016. Per il momento solo Mps ha rivelato il contenuto della pagella; la Consob, con una nota, ha reso obbligatoria la comunicazione solo per chi si trova con almeno un ratio al di sotto di quelli fissati: viste le regole poste dall’Esma, è possibile che tutte le altre banche nelle prossime ore si trovino in qualche modo spinte ad alzare il velo sulle richieste della Bce.
Continua u pagina 35 Luca Davi
Marco FerrandoContinua da pagina 33 Sta di fatto che per le banche italiane vigilate dirette della Bce i risultati sarebbero in linea con le attese, se non in alcuni casi anche migliori delle indicazioni preliminari di settembre. Come accennato, le uniche due bocciate, cioè quelle al di sotto dell’asticella fissata da Francoforte, sono la Popolare di Vicenza (6,8% di Cet 1 al 30 giugno) e Veneto Banca (7,12% al 30 settembre): entrambe, tuttavia, hanno in cantiere un consistente aumento di capitale, che dovrebbe consentire di tornare – con margine – al di sopra della soglia minima assegnata, che secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore è identica e al 10,25% del Common equity tier 1.
I promossi
Per le altre banche, la prova sarebbe stata superata. In condizioni diverse, visto che differenti sono i requisiti che ogni istituto può vantare oggi e le richieste che la Vigilanza ha fissato per domani. Un dato è certo: quanto più bassa è la soglia minima fissata da Francoforte, tanto più solida è considerata la banca; e quanto più elevato è il delta tra requisito attuale e target assegnato, tanto più ampio è il margine di sicurezza di cui può disporre in termini di capitale.
Lo Srep serve a verificare che le banche abbiano tutti i presìdi di natura patrimoniale e organizzativa per far fronte ai rischi assunti nell’esercizio del loro business. Finora condotto annualmente da Bankitalia, l’esame da quest’anno è stato interamente gestito da Bce ed è arrivato a conclusione nelle scorse settimane. Nella seconda classe, dove a livello europeo sono state inserite le banche con basso livello di rischio, figurerebbero Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Banca Popolare di Milano: per i tre istituti la Bce avrebbe fissato un Cet1 minimo dell’8,75 nel caso di Piazzetta Cuccia e vicino al 9% per le altre due banche. La maggioranza sarebbe in terza classe (livello di rischio medio): si tratta di Ubi, Bper, Popolare di Sondrio, il Banco e UniCredit, per le quali sarebbe stato fissato un requisito minimo compreso tra il 9,25% e il 9,75 per cento circa.
Nelle prime evidenze di settembre in quarta classe (rischio elevato) figuravano le quattro banche protagoniste degli ultimi due e dei prossimi due aumenti di capitale. Oltre alle due venete di cui si è già detto, si trattava, del Monte dei Paschi di Siena e di Carige: dopo il confronto di questi mesi, le controverifiche degli ispettori e le limature dei giorni scorsi, non è escluso che per queste ultime sia arrivata la promozione in terza classe, fermo restando che i requisiti (al 10,75% per Mps, unica a svelarlo ieri sera) e intorno all’11% per Carige, sono ampiamente rispettati.
La pagella di Mps
Siena, come accennato, è stata l’unica a comunicare ufficialmente, ieri poco dopo le 21, i contenuti del giudizio della Bce. Dal punto di vista del capitale, il primo gennaio il Cet1 dovrà essere pari ad almeno il 10,2%, per poi salire al 10,75% al 31 dicembre; due soglie, queste, rispetto alle quali oggi la banca è in regola, considerato che al 30 settembre il Cet1 era al 12%.
Tuttavia, Francoforte terrà alta la guardia sulla banca. Insieme al giudizio, nel complesso positivo, la Bce ha richiesto «restrizioni ai pagamenti di dividendi e distribuzioni su azioni e altri strumenti finanziari di propria emissione», la «prosecuzione attiva delle iniziative volte a fronteggiare le non-performing exposures, insieme ad iniziative di ristrutturazione, ivi incluse operazioni di aggregazione», il «rafforzamento delle strategie e dei processi per valutare, mantenere e distribuire capitale interno», la «messa in atto di iniziative finalizzate a monitorare efficacemente, ed a garantire su base continuativa, l’adeguatezza patrimoniale delle controllate Mps Capital Services e Mps Leasing & Factoring» e di «una documentata strategia su rischio di liquidità e di funding entro il 28 febbraio 2016». Iniziative, queste,a cui la banca – sottolinea la nota – sta già lavorando da tempo; curioso notare che nella pagella della Bce c’è anche la richiesta di la richiesta alla banca di «presentare, entro un mese dalla ricezione della decisione, un “capital plan” ai fini del raggiungimento di un Cet1 ratio pari al 10,75% al 31 dicembre 2016». Non sarà facile, considerato che il requisito è già al 12%.

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