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«Le banche italiane? Solide Ma troppi titoli di Stato»

ROMA — I progressi sono evidenti. Le maggiori banche europee si sono rafforzate nel corso dell’ultimo anno e mezzo, anche le italiane. O meglio i cinque maggiori istituti di credito, messi sotto osservazione dall’Eba, l’autorità di vigilanza europea, e cioè Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, BancoPopolare e Ubi Banca. Complessivamente le 64 banche europee esaminate hanno aumentato il loro capitale di oltre 80 miliardi, migliorando di un punto e mezzo il coefficiente patrimoniale che ha raggiunto nella media l’11,7%. «I dati confermano gli sforzi per ricapitalizzare fatti dal settore», ha commentato il presidente dell’Eba, Andrea Enria.
I cinque istituti italiani registrano — il rapporto sulla trasparenza dei bilanci diffuso dall’Eba fa riferimento ai dati al 30 giugno — un coefficiente aggregato dell’11,3%, appena al di sotto della media complessiva ma più alto di quello espresso dalle banche francesi e spagnole. In particolare Unicredit mostra un coefficiente di solidità patrimoniale (core tier 1) dell’11,4%, Intesa dell’11,2%, Ubi del 12,1%, Mps, anche grazie alla conversione dei Tremonti bond, dell’11% e il Banco Popolare del 10,1%. Si tratta dunque di cifre che testimoniano solidità anche se l’analisi dell’Eba evidenzia come il rafforzamento patrimoniale sia stato spinto — in Italia come in Belgio, Gran Bretagna, Olanda e anche Germania — dal calo dell’attività creditizia determinata dalla crisi. Complessivamente sono stati tagliati attivi per 800 miliardi.
Dal rapporto dell’Eba emerge anche come negli ultimi anni le banche italiane e spagnole abbiano investito la loro liquidità, soprattutto i fondi messi a disposizione della Bce attraverso le operazioni di prestito illimitato, aumentando la loro esposizione al debito pubblico dei rispettivi Paesi. Complessivamente i 64 istituti lo scorso giugno risultavano esposti al debito pubblico italiano per 274 miliardi di euro, di cui la quota detenuta dalle banche italiane, pari a 207,83 miliardi (era di 187,6 miliardi alla fine del 2012) è salita al 76% dal 59% del dicembre 2010. C’è da dire che i dati si riferiscono a giugno, il mese in cui si è registrato un record negli acquisti di titoli di Stato da parte delle banche italiane, poi calati nei mesi successivi. E che l’Eba ha fatto riferimento, per inquadrare quello che chiama il rischio del debito sovrano, non solo al possesso di Bot e Btp ma anche alla presenza di crediti verso la Pubblica amministrazione. Così per Intesa vengono per esempio segnalati, sempre secondo i dati di giugno, oltre 77 miliardi di euro, per Unicredit più di 48,8 miliardi e quasi 30 miliardi per Mps. L’analisi dettagliata dei dati pubblicati nel rapporto Eba rileva ancora che la gran parte dei titoli in portafoglio è di breve durata, e quindi destinata per lo più a scadere in vista degli stress test che saranno fatti il prossimo anno al termine dell’operazione di valutazione ed esame dei bilanci avviata dalla Bce in vista dell’Unione bancaria.
La radiografia fatta dall’Eba illumina anche il peso dei crediti difficili, quelli che non sono stati rimborsati quelli che forse non lo saranno e quelli ristrutturati. Si tratta di un altro elemento di vulnerabilità del sistema italiano, comune comunque anche ad altri perché la crisi ha colpito un po’ ovunque. Per le 5 maggiori banche del Paese ammontano a oltre 144 miliardi con Intesa a quota 40 miliardi, Unicredit a oltre 49, Mps a 30, Banco Popolare a oltre 14 e Ubi a oltre 9.

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