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“Le banche italiane hanno retto ma ora pesa l’economia debole”

Le banche italiane hanno resistito alla severa recessione che ha colpito il Paese. Ma la debolezza dell’economia, tuttora marcata, costituisce un rischio. Così come è rischioso il legame tra il settore creditizio e il debito sovrano, scrive il Fmi in un report tutto dedicato alla stabilità finanziaria. A distanza replica il presidente della Bce, Mario Draghi: parlando all’Harvard Kennedy School sostiene che l’unione bancaria va fatta rapidamenteanche perché può aiutare a «rompere il circolo vizioso tra banche e debito sovrano». Il banchiere ribadisce che l’euro è forte, «irreversibile».
Il messaggio-chiave degli esperti Fmi suona così: gli stress test condotti in Europa devono essere “approfonditi” per riportarela fiducia sui mercati. Occorre che Eurolandia – proprio come dice Draghi – completi l’unione bancaria al più presto. Per quel che riguarda l’Italia, le difese degli istituti devono essere “rafforzate” con azioni mirate, alcune delle quali già condotte da via Nazionale. Fra queste, il miglioramento della redditività delle banche e un rafforzamento dei piani di capitale e finanziamento dove necessario.
Il Fondo presenta anche uno studio aggregato per esaminare il rapporto fra banche e aziende. E’ una esercitazione, nulla più. Ma i risultati sonosorprendenti. Le simulazioni sono basate sull’assunto che il 45% dei crediti delle imprese in ogni Paese dell’area euro farà default. In questo scenario il sistema bancario spagnolo potrebbe far fronte a 104 miliardi di perdite lorde sull’esposizione alle aziende, perdite che sarebbero interamente coperte dagli esistenti accantonamenti. «Nel caso dell’Italia la stima delle perdite lorde raggiungerebbe i 125 miliardi, risultando superiore di 53 miliardi agli attuali accantonamenti. Le perdite potenziali nette sarebbero però coperte dai profitti opera-tivi senza erodere gli attuali cuscinetti di capitale». Si tratta — afferma Josè Vinals, responsabile del Dipartimento dei mercati dei capitali del Fmi — di uno studio aggregato e complementare. Toccherà poi alla Bce, la Banca centrale europea, identificare le necessità di ogni singolo istituto.
Di recente il Fondo ha condotto uno studio ad hoc sul sistema bancario italiano. C’era scritto che le banche nazionali devono fare i conti con imprese troppo indebitate. Questa peculiarità sta bloccando il credito in Italia, con inevitabili conseguenze sulla ripresa. «Le riprese senza credito sono più lente di quelle caratterizzate da una robusta crescita». Per questo i mercati del credito che funzionano «contribuiscono alla stabilità macroeconomica ». A livello europeo, l’Fmi sottolinea che le politiche adottate nell’area euro hanno allentato le tensioni di mercato. Aggiunge però che la frammentazione finanziaria persiste consentendo al circolo vizioso fra banche, aziende e debito sovrano di continuare. Morale: le banche europee devono continuare con l’abbattimento del debito. Fra il terzo trimestre 2011 e il secondo trimestre 2013, le grandi banche Ue hanno ridotto gli asset di 2.500 miliardi di dollari su base lorda e di 2.100 su base netta, ovvero a livello di sistema. Il 40% delle riduzione ha riguardato gli impieghi, il ridimensionamento delle esposizionie la vendita di asset.
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