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Le banche in paradiso

Le principali banche europee registrano almeno 20 miliardi di euro (o il 14% dei loro profitti totali) nei paradisi fiscali ogni anno. Con un’aliquota minima globale al 15% si potrebbero raccogliere dagli istituti finanziari almeno 3/5 miliardi di gettito fiscale in più. Sono i risultati di uno studio pubblicato ieri dall’Osservatorio Fiscale Europeo, diretto da Gabriel Zucman. Le principali banche europee utilizzano i paradisi fiscali per ridurre le tasse dovute, tanto che il 25% dei profitti realizzati sono registrati in paesi dove l’aliquota fiscale effettiva è inferiore al 15%. L’analisi riguarda 36 banche europee, obbligate a riferire pubblicamente i dati paese-per-paese sulle loro attività dal 2014, grazie alla direttiva 2013/36/EU – Capital Requirements Directive IV. Nonostante gli obblighi di trasparenza introdotti, sottolinea il documento, le quota dei profitti delle banche europee verso i paradisi è rimasta immutata. Grazie alla pubblicazione dei dati della rendicontazione pubblica, è stato possibile studiare il livello e l’evoluzione dei profitti registrati dalle banche nei paradisi fiscali nel periodo 2014-2020. Da qui è stata calcolata l’aliquota fiscale effettiva e il deficit fiscale, definito come la differenza tra l’ammontare fiscale versato dalle banche e l’ammontare ipoteticamente pagato con aliquota minima in ogni paese. I ricercatori hanno quindi creato una lista di diciassette paradisi fiscali per le banche attraverso la combinazione di due indici: (1) un’aliquota fiscale effettiva del 15% o inferiore, (2) una produttività particolarmente elevata delle banche per ogni dipendente nel paese considerato. Questi paesi sono: Bahamas, Bermuda, Isole Vergini Britanniche, Isole Cayman, Guernsey, Gibilterra, Hong Kong, Irlanda, Isola di Man, Jersey, Kuwait, Lussemburgo, Macao, Malta, Mauritius, Panama e Qatar.

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