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Le banche guidano il rialzo di Piazza Affari

Anno nuovo, vecchie abitudini. In una giornata sostanzialmente interlocutoria nell’attesa dei primi appuntamenti di rilievo di questo 2014 previsti per i prossimi giorni (e semifestiva per l’Italia), Piazza Affari ha trovato ieri il modo di marcare la differenza rispetto gli altri principali listini chiudendo in rialzo dello 0,63 per cento. Lo ha fatto in compagnia di Madrid (+0,92%), grazie soprattutto ai titoli del settore finanziario e proprio qui risiede appunto la continuità rispetto al più recente passato, perché le banche italiane e spagnole continuano a muoversi dietro alle buone performance dei titoli di Stato nazionali, di cui si sono riempiti i portafogli. Più salgono questi ultimi e maggiori sono le potenziali plusvalenze per i bilanci degli istituti di credito, come si legge anche nell’analisi a fianco, per un legame Stato-banche che si fatica a spezzare.
Il fatto che ieri per la verità sia i rendimenti del BTp decennale (3,93%), sia quelli del Bono spagnolo pari scadenza (3,90%) siano in realtà leggermente cresciuti rispetto alla chiusura di venerdì scorso è un particolare fuorviante, perché il movimento dei titoli di Stato della «periferia» europea in queste prime giornate del 2014 è stato significativo, come dimostra il riavvicinamento con quelli tedeschi (ieri lo spread italiano si è attestato a 203 punti base, quello spagnolo a 200). Ma è anche una circostanza che fa riflettere, perché potrebbe nascondere altri aspetti dietro ai movimenti dei bancari di questi tempi (+0,77% ieri l’indice Stoxx 600 di settore a livello europeo).
Per molti analisti quest’ulteriore spinta è infatti legata al crescere delle aspettative nei confronti della Banca centrale europea (Bce). Il direttivo di Francoforte tornerà a riunirsi questo giovedì, ma dal primo incontro dell’anno non si attendono novità immediate. Sui mercati però sembra farsi sempre più largo l’idea che la sforbiciata dello scorso novembre sui tassi possa non essere l’ultimo intervento dell’istituto centrale guidato da Mario Draghi, che ha pur sempre diverse altre armi a propria disposizione. Fra le quali anche nuove aste di finanziamento a lungo termine (Ltro) che avvantaggerebbero in misura principale proprio le banche italiane e spagnole.
Diverse sono le circostanze che «congiurano» per un maggior attivismo della Bce, alcune delle quali si sono per l’appunto rafforzate in questi ultimi giorni. La tensione sui tassi a breve termine (Eonia ed Euribor) a cui stiamo assistendo in corrispondenza del cambiamento dell’anno solare e i dati sui finanziamenti alle imprese a livello europeo (-3,9% annuo a novembre, -5,9% per l’Italia) rappresentano la testimonianza più evidente dei problemi che ancora attanagliano il settore finanziario del Vecchio Continente.
A livello strettamente economico, poi, l’inflazione che tanto spaventa i tedeschi sembra tutt’altro che allarmante (i dati preliminari diffusi proprio ieri in Germania segnalano per dicembre un tasso dell’1,4% per dicembre e addirittura dell’1,2% su base armonizzata). C’è anzi chi parla apertamente di deflazione e si attendono conferme dal dato di oggi sui prezzi al consumo a livello europeo (il consensus degli analisti prevede un ulteriore calo allo 0,8% dallo 0,9% di novembre).
Infine le indicazioni che arrivano dai direttori d’acquisto delle aziende (Pmi) diffusi venerdì per il settore manifatturiero e ieri per i servizi anticipano sì una ripresa a livello continentale (e un riavvicinamento di Italia e Spagna alla Germania), ma confermano anche una pericolosa divergenza della Francia. Parigi rischia quindi seriamente di perdere il treno della crescita e per questo potrebbe esercitare pressioni affinché Berlino non si opponga a nuove iniziative della Bce.
Anche fuori dall’Europa le attese girano tutte sulle mosse delle banche centrali: gli occhi sono inevitabilmente puntati sui verbali dell’ultimo incontro di dicembre della Federal Reserve (quello in cui si è deciso di ridurre a partire da gennaio di 10 miliardi di dollari il valore mensile dei riacquisti di bond a Abs), che saranno diffusi domani sera, e sui dati del mercato del lavoro Usa di dicembre in programma venerdì, dai quali dipenderanno inevitabilmente le future decisioni di Washington. Visto il calendario alle porte, l’incertezza con cui ieri Wall Street ha affrontato la giornata non stupisce di certo.

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