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Le banche, gli Npl e il capro espiatorio 

Le banche italiane sono oberate da crediti deteriorati: le sofferenze nette sono a quota 77 miliardi, quelle lorde poco oltre 100 miliardi e i non performing loans superano i 350 miliardi. Tanto che l’Npl ratio batte tutti in Europa. In base ai dati Eba presentati da Gabriele Barbaresco, Area studi Mediobanca, durante una conferenza organizzata da Nextam Partners, il rapporto tra Npl e crediti totali delle 435 banche italiane è pari al 16,4% (Npl ratio), in Spagna è del 5,9%, in Francia del 3,9%, in Germania dell’1,5% e la media europea si ferma al 5,4%. La European banking authority accende il semaforo rosso per un ratio superiore all’8%. Ma è davvero necessario liberarsene, come sta imponendo in alcuni casi la Bce? Per Francoforte un livello elevato di Npl ha un impatto negativo sulla concessione dei prestiti alle aziende. Secondo la Banca d’Italia — si legge nella presentazione — il livello di Npl non influenza di per sé la politica di erogazione del credito e sono rilevanti piuttosto fattori specifici di domanda (come lo stato di salute dell’impresa) e di offerta (come le dimensioni e il capitale della banca). Forzare le banche a cederli potrebbe essere controproducente, se questo deteriorasse la loro dotazione di capitale. Del resto, gli Npl delle banche italiane sono aumentati molto negli anni successivi alla recessione del 2009, ma — fa notare Mediobanca — l’Npl ratio italiano era elevato già prima della crisi.

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